All’omicidio non si può dare ragione

All’omicidio non si può dare ragione

L'omicidio non ha mai ragione, mai una giustificazione per l'atto che è pura espressione del male. All'omicidio non si può dare mai una giustificazione. A questa morte no, non si può dare ragione. Ecco perché ribalto i ruoli, inverto le posizioni, annullo le distanze, trasformo il lettore in giudice e me stessa in un avvocato che conoscendo solo la legge del cuore tenta una difesa convulsa e appassionata, per tutelare la dignità e l'onore della Vittima, il suo diritto “ad esserci stata”. L'arringa:  Silenzio in aula! L'accusa afferma che le Vittime devono restare nell'ombra. Ora la parola va alla difesa. Si…
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Chi muore resta sul fondo del mare…

Chi muore resta sul fondo del mare…

E' sul fondo del mare, che secondo Montale, si posa la memoria delle persone scomparse. Il ricordo di un uomo è lì, schiacciato sotto il peso di un abisso che pochi possono attraversare. Chi muore vive senza esistere dentro chi l'ha amato in giorni di un passato che non ha più futuro. Non è più vivo per la terra, per la legge, per la giustizia, ma esiste ancora in chi è stato parte del suo destino. E questo, la legge, come la giustizia umana, non lo possono cancellare.     So che si può vivere non esistendo, emersi da una…
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Dieci domande sulla giustizia

Dieci domande sulla giustizia

Caro Ministro Cancellieri, per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario lei afferma che bisogna partire “da una nuova prospettiva culturale che consideri la pena detentiva carceraria solo una fra le plurime opzioni possibili, cui debba farsi ricorso solo come extrema ratio”. Sì, bisogna partire da qui, ma senza dimenticare che una partenza contiene numerose tappe, alcune obbligate, se si vuole raggiungere una meta senza girare intorno all’obiettivo per non raggiungerlo mai. E senza lasciare lungo il percorso decine d’innocenti feriti, violati o uccisi da chi disprezza le regole e le vite altrui. Partiamo da un fatto: è il 20 dicembre del…
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Giovanni Falcone

Giovanni Falcone

"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione".   Giovanni Falcone 18 maggio 1939-23 maggio 1992
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I Kabobo e l’imputabilità

I Kabobo e l’imputabilità

Tre persone massacrate per caso forse resteranno senza un colpevole. Il Procuratore ha chiesto la perizia psichiatrica per Kabobo, perché "emergono segni inequivocabili di una situazione di infermità mentale". Kabobo non comprende il disvalore del suo atto. E per questo potrebbe essere giudicato non imputabile. Dunque non colpevole? E’ già accaduto. Milano fu teatro di un altro episodio simile. Lui si chiama Oleg Fedchenko. Uscendo di casa alla madre ha detto “ammazzo qualcuno”. Lo ha fatto. Ha massacrato a pugni Emilou Arvesou. Due anni prima era stato costretto a un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio, per “un’esplosione depressiva psicotica violenta.” E…
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Incapacità di intendere e volere

Incapacità di intendere e volere

Intendere e volere, capacità presente quando si arriva a uccidere?  L’assassino spesso diventa un individuo che ha agito nella completa o nella parziale incapacità di intendere e di volere. Un po’ come quella che proviamo tutti, sostanzialmente, quando ci troviamo nella difficoltà delle scelte che ci presenta la vita. Solo che nell’assassino l’uomo consapevole verrebbe separato da quello istintivo perché, secondo parte della psichiatria forense, «l’Io uccide quando si spezza, per poi integrarsi ancora». Perché questa momentanea incapacità, così pericolo- sa in quanto imprevedibile, non viene considerata come aggravante? Una volta che si è rivelata nella sua brutalità, perché diminuisce la condanna invece di aumentarla se il nostro…
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L’Italia vera ama la vita!

L’Italia vera ama la vita!

La vita è il bene più grande che abbiamo. Cosa succede se la deprezziamo, se al di sopra mettiamo ogni altro bene materiale ed effimero? La scala dei valori si ribalta e noi non siamo più Persone ma oggetti di consumo. Mezzi. Ecco che diventa facile l'abuso, la corruzione, l'illegalità, l'ingiustizia penale e sociale, pur di arraffare quei beni materiali che sentiamo valere più di noi stessi. Tutelare la vita significa prendersene cura, amarla e permettere alle Persone un'esistenza capace di onorarne il valore immenso, eppure dato per scontato. E "scontato". Tutelare la Persona e i suoi diritti fondamentali significa anche tentare di cambiare una cultura avida, che ci sta…
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