La vita va difesa. Sempre. Anche quando è stata soppressa.

Il valore della vita e la centralità della vittima nella giustizia

La vita non è un’opinione. È la condizione prima di ogni libertà, di ogni diritto, di ogni speranza. Eppure, troppo spesso, viene trattata come un bene sacrificabile, persino negoziabile. È tempo di ribadirlo: non si può uccidere.

La vita non è una concessione. È una condizione sine qua non.

Senza la vita non c’è libertà, non c’è giustizia, non c’è nulla. Eppure la trattiamo come carta straccia, la lasciamo sminuire da chi la frantuma. La offriamo come pegno da barattare con la libertà di chi l’ha negata agli altri. Davvero la libertà vale più della vita? Davvero possiamo perdonare con leggerezza chi ha spezzato ciò che non tornerà più?

Vittorio Foa, dal carcere, scriveva:

“Ogni vera libertà non può esprimersi altrimenti che nel poter scegliere come rinunciarvi.”

E allora chi fa del male agli altri, sceglie liberamente di rinunciare alla propria di libertà. Un giorno, una madre mi ha scritto: “Ti abbraccio con profonda speranza.” Sua figlia aveva diciannove anni, è stata uccisa da un colpo alla testa, alle spalle, da un ex fidanzato.

Questa madre si chiama Clementina. Un nome che suona dolce. Occhi azzurri come il cielo. Mi parlava di speranza, lei, nonostante tutto. Speranza che questa giustizia, umana e democratica, possa finalmente diventare più forte dell’altra: quella individuale, vendicativa, autoritaria, che sa manipolare leggi e cavilli per piegarli al proprio ego.

La vera funzione della pena: i punti fermi

Il confronto tra queste due giustizie si gioca su chi decidiamo di mettere al centro: la Vittima o il colpevole? Chi ha subito o chi ha distrutto? Quali valori si diffondono se a dominare è l’assassino con la sua difesa, anche davanti all’evidenza più tragica?

È facile sentire: “Merito una seconda possibilità.” Ma è raro ascoltare: “Merito questa condanna, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, perché la mia pena è nulla rispetto a quella che ho inflitto.”

Eppure, dovrebbe essere questa la vera funzione della pena: rendere visibile il valore delle regole che tutelano ciò che non può essere negoziato. Tra questi valori c’è anche la libertà. Ma non la libertà di uccidere. Né quella di ferire. Siamo lontani dai supplizi medievali. Eppure oggi serve recuperare l’innocenza della Vittima. Serve ricostruire un tabù fragile, troppo fragile: “Non si può uccidere.”

I punti fermi del diritto penale esistono. Ma adesso bisogna andare oltre. Uno Stato che dichiara emergenza per il sovraffollamento carcerario – com’è accaduto nel 2010 – può anche preoccuparsi del rispetto dei diritti dei detenuti. Ma chi pensa al rispetto della Vita? Chi garantisce giustizia a chi non può più chiederla?

Le vittime nella Costituzione

La Costituzione italiana è tra le più belle del mondo, si dice. Ma può esserlo se menziona solo i diritti degli imputati e dei condannati? Le Vittime hanno diritto di entrare in quella Carta. Di trovare protezione, solidarietà, restituzione. Anche solo simbolica. Anche solo giusta.

La vera giustizia, quella capace di abbracciare la complessità del mondo, afferma un principio semplice: La vita è valore. Lo è sempre. Anche quando è stata soppressa. La Vittima, prima di essere un cadavere, era una persona. Una voce. Una storia. Un volto. Merita rispetto nella morte. Merita tutela in tribunale. E i suoi cari meritano la stessa protezione che garantiamo a chi è sotto processo. La speranza dei congiunti di chi è stato ucciso di poter seppellire i propri morti con dignità, nel rispetto di ciò che essi sono stati per loro e per la Storia comune. La giustizia non è bilancia, se non tiene conto del peso del dolore.

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di Barbara Benedettelli — Sociologa, saggista, giornalista e Vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime. Autrice di numerosi libri e studi su crimine, giustizia, AI e relazioni umane.

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Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è sociologa, saggista e giornalista pubblicista. Socio fondatore e Vicepresidente dell'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, da anni è vicina ai familiari delle Vittime dei reati violenti. Attualmente è Assessore a Città di Parabiago (Mi) con delega a Polizia Locale, prevenzione stradale, Protezione Civile e cultura.

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Chi è Barbara Benedettelli
Sociologa, giornalista e saggista. Autrice di inchieste su giustizia, vittime, violenza relazionale e intelligenza artificiale. Editorialista per Il Giornale e autrice di saggi come Dialogo con l’Umanità, Connessioni Pericolose e 50 Sfumature di Violenza.

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