Parliamo di giustizia, ma spesso dimentichiamo chi ne ha davvero bisogno: le Vittime. Quando la libertà viene usata per giustificare la violenza, qualcosa si spezza. E quel qualcosa è il senso stesso del vivere insieme.
Libertà e giustizia: parole grandi, ma a chi appartengono davvero?
C’è un mondo che vediamo solo di sfuggita. È il mondo delle Vittime. Un mondo denso, oscuro, che ci spaventa perché ci mostra tutto ciò che temiamo: la perdita, la violenza, l’impotenza. È un mondo di carne trafitta e anime scarnificate, come quella di Maria sotto la croce. Come quella di migliaia di persone a cui è stato strappato via il cuore, il sangue, la vita stessa. Donne e uomini che hanno perso un figlio, una madre, un fratello. Non per destino, ma per mano altrui.
Oggi ci definiamo liberi. Liberi di autodeterminare i nostri sogni, le nostre scelte, le nostre esistenze. Ma siamo davvero liberi di vivere, se non siamo capaci di proteggere la vita? Senza vita non c’è libertà. E senza giustizia, la libertà diventa privilegio. Una parola bella, ma vuota.
Giustizia che non tutela, libertà che non educa
Come può definirsi giusta una giustizia che si piega, che giustifica, che concede sconti a chi ha strappato la vita? Viviamo in un tempo in cui il prezzo di un bene materiale è intoccabile, regolato, difeso. Ma la vita? La vita si svaluta, si cede, si svende. Eppure è proprio in questo male che dovremmo avere il coraggio di resistere. Di governare le nostre pulsioni, i nostri istinti. Di dire: non si può uccidere. Punto.
Il cardinal Martini ce lo ricorda: “Su tre cose si regge il mondo: giustizia, verità, pace”. Ideali forse irraggiungibili, ma troppo necessari per essere dimenticati. Soprattutto oggi, in questa terra di mezzo tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando, dove rischiamo di perdere ogni radice se non teniamo fermi i valori. Se non riconosciamo che la libertà vera è quella che si inchina alla vita.
Una giustizia cieca alla morte non è giustizia
Vittime per Sempre è nato da qui. Dalla necessità di gridare – ma con compostezza – un dolore che spesso resta muto. Un dolore che non appartiene solo a chi ha perso, ma anche a chi osserva e non sa più reagire. Che non sa più distinguere la misura tra colpa e pena, tra diritto e arbitrio.
La giustizia che dimentica le Vittime è una giustizia che si rompe. Che non regge più il peso della verità. Non può esistere un sistema legittimo se dimentica i nomi, i volti, le storie di chi è stato spezzato. Non può esserci Costituzione che non riconosca alle Vittime il diritto alla protezione, alla restituzione, al rispetto.
La Bibbia distingue tra peccati mortali e veniali. Tra atti compiuti con malizia e quelli generati da fragilità. E ci ricorda che esistono peccati che gridano verso il cielo. Come il sangue degli innocenti. Come le lacrime delle madri. Come i nomi dimenticati in un’aula di tribunale dove oggi, troppo spesso, resta solo lo sfondo e non più il centro.
Quel grido, lassù, sale. Ma può tornare a farsi ascoltare, qui, se cominciamo a prendere su di noi almeno un frammento di quel dolore. Perché è da lì che nasce il cambiamento. Quello vero.
—> Approfondisci il tema nel libro Vittime per Sempre


