Parlare d’amore oggi è un atto controcorrente. Eppure è proprio l’Amore – quello vero, integrale – che può salvarci dal vuoto e dalla disumanità del presente.
L’amore non è debolezza, è rivoluzione
Amore. Che parola rivoluzionaria! Ma quanto poco la pronunciamo? Eppure le parole sono la nostra più grande forza. Portano senso, azione. Costruiscono mondi.
Oggi chi parla d’amore viene considerato ingenuo, fuori contesto, retorico. Come se ci fossimo rassegnati alla sua assenza, sofferta come una malattia cronica. L’amore autentico sembra un’utopia, e così ci accontentiamo dei surrogati. Ma la fortuna non c’entra: l’amore richiede responsabilità, impegno, fatica. E l’uomo di superficie lo rifiuta.
Meglio la maschera, la commedia, il selfie. Ma è proprio questo amore di superficie che ci fa male. Ci inganna. Per questo bisogna tornare a pronunciare quella parola: amore. A viverla. A gridarla. Perché solo l’Amore può guarirci.
L’amore come fondamento dell’essere
Viviamo in una società bulimica, avida di umanità. Dove si può comprare tutto, perfino un’identità. Dove si vive per istanti, click, finzioni. Dove il mondo interiore esplode solo a tratti, spesso con rabbia. Dove sentiamo un’ansia senza nome, una fame che nessuna cosa può saziare. Eppure quel vuoto ha un nome: mancanza d’amore.
C’è chi la chiama giustizia, pace, sicurezza. Ma dietro ogni anelito c’è solo lui: il bisogno d’amore. Eppure non lo cerchiamo dentro di noi, ma fuori. Pretendiamo di riceverlo senza offrirlo. Dimenticando che è nel dare che si ama davvero. Che amare è un atto di potenza, come diceva Erich Fromm. Un’azione che genera vita.
Un atto di resistenza umana
Sedotti dal nulla, viviamo nell’effimero. Ma l’Amore – quello vero, integrale – è l’unico rimedio alla dissoluzione. Amore per ciò che siamo, facciamo, viviamo. Amore come assoluto, come totalità. Come gesto che unisce mente, corpo e anima.
Solo l’Amore può restituirci umanità. Renderci capaci di vedere l’Altro. Di costruire un mondo dove non conta ciò che consumi, ma ciò che sei. Dove la comunione è possibile, e il vuoto finalmente si riempie. Non con oggetti, ma con senso. Amore. Amore. Amore. Lo ripeto. Perché da lì si parte. E lì si torna. Sempre.
“L’amore ci salva, storie di sopravvissuti alla vita” di Barbara Benedettelli, prefazione di Francesco Alberoni ( Imprimatur 2014)



