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Maurizio Costanzo

Extra del 15-01-2010
È ancora vivo il ricordo di quella domenica di dicembre in cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato colpito al volto, durante un comizio in centro a Milano. Io ero presente e ne sono rimasta molto scossa, quando ho potuto parlare con Maurizio Costanzo non ho potuto fare a meno di chiedergli che cosa pensa in merito. 
Penso che sia un atto inaccettabile, una violenza insopportabile. Purtroppo però sono cose che possono accadere. Berlusconi ha questo vizio di stare tra la gente, di firmare autografi, di stringere le mani, di fare fotografie, di concedersi a tutti. Troppo. Poi lo squinternato si trova, a maggior ragione se c’è un clima che esaspera. So che è più forte di lui, ma deve capire che in mezzo alla gente non ci deve andare. Lui si deve difendere!
Lei nel suo libro La strategia della Tartaruga scrive che invidia la capacità delle tartarughe di ritrarsi nel guscio e mettersi in sicurezza, forse dovrebbe farlo anche il Cavaliere. 
Le tartarughe non hanno nessun rapporto con gli uomini e neanche con i loro simili, per questo campano cent’anni.
Non hanno neanche i problemi di rughe che abbiamo noi. 
Certo. Ci nascono con le rughe!
Le collezziona?
Ne ho tantissime.
Ho sempre pensato che i collezzionisti siano dei maniaco-ossessivi .
Non sono manico ossessivo, ma è un rapporto sicuro. Vede, piano piano hanno cominciato a regalarmele, ne ho un numero imbarazzante tra lo studio e casa mia. Non me ne distacco perchè sono convinto che portano bene . E forse è vero.
Nel suo libro sostiene che le donne non sono autentiche in amore.
Sono meglio degli uomini.
Ma lei scrive che sono crudeli, che hanno una doppia personalità.
Sì, oggi come oggi è così.
Ha sofferto molto per donne del genere?
No. Ho sofferto quanto basta. Tanto per arrivare a sapere che si soffre. Ma non ho la vocazione verso la sofferenza. Una volta che ho capito, che ho imparato, mi sono adeguato.
Perché sul lavoro preferisce le donne agli uomini?
Gli uomini m’annoiano come poche cose. Non voglio avere rapporti con gli uomini, non m’interessa, preferisco sempre le donne.
Lavorerebbe mai insieme a sua moglie Maria De Filippi? 
No. Io e maria non potremmo mai lavorare insieme. Ma fare lo stesso tipo di lavoro per una coppia è importante.
Qual è il collante primario tra di voi?
Un affetto smisurato, una grande stima, un’amicizia molto forte. Tutte cose che insieme fanno l’amore.
Quello con la A maiuscola.
Certo.
Nel suo libro, citando la strofa di una canzone di Vecchioni, lei si chiede che ci fa in questo lavoro, con questa donna, con questi amici, in questa vita. Ha mai trovato la risposta?
No. La risposta non c’è. Però sarà capitato anche a lei no, di dire: “ma che sto a fare io qua?”. Non è detto che ci debba essere una risposta.
Lei cita anche i grandi uomini che il nostro paese ha regalato al mondo. Da Totò a Fellini, da De Sica alla Mangano. Tra di loro c’è un fil rouge: un velo di malinconia. Ma che cos’è questa malinconia che li accompagna? 
Sì, è vero, queste persone sono tutte malinconiche. Io non lo so che cos’è, ma se penso a me so di esserci nato. Sono convinto che questo sentimento faccia bene perchè non ti fa essere inutilmente entusista, inutilmente allegro, inutilmente esagerato. La malinconia è costante, ti consuma e proprio per questo credo che sia una sorta di difesa vera, importante e seria alla depressione.
A proposito di malinconia. Dopo 27 anni, 25 stagioni, 4.400 puntate e 32.800 ospiti il Costanzo Show finisce. 
Meno male!
Perchè? 
Perchè un programma che dura da venticinque anni è una situazione irripetibile. L’idea di averlo portato a compimeno indenne mi dà grande gioia, non lo rinnego e sono molto contento di averlo fatto, ma mi sento finalmente libero.
Su quel palco ha intervistato star e gente comune da cui è riuscito a tirare fuori la semplicità o la grandezza. Come ha fatto?
C’è solo un motivo: la mia personale e umana curiosità verso gli altri. La curiosità è sempre stata alla base del mio mestiere. Le domande mi vengono naturali, spontanee, mi concentro sulla persona e su quanto mi dice, la seguo, vado oltre la finalità dell’intervista. Sono interessato per davvero e questo la gente lo sente.
Gasmann disse che lei è un grande ascoltatore. 
E’ il miglior complimento che mi sia stato fatto. Ed è vero, lo sono. Io non amo quelli che fanno domande senza andare dietro alle risposte. Non li sopporto. Ha presente no. Magari uno le domanda se preferisce il mare o la montagna, lei risponde il mare e lui le racconta quanto ama la montagna. Ma chi se ne frega! Bisogna imparare ad ascolatre.
Cosa farà in Rai, a parte San Remo?
Un po’ di cose.
Rifarà il Costanzo Show?
No, il Costanzo Show è morto dov’è nato. Certamente farò dei talk show, è quello che so fare, ma non il Costanzo!
Vorrei citare una frase che ho letto nel suo libro, nel paragrafo su Fellini: “…quando abbandonavi il teatro cinque dove Fellini girava i suoi film e rientravi nella vita, sentivi uno stridore e sentivi di avere abbandonato un altrove” .
Oggi Costanzo dove trova quell’altrove? 
Nei progetti ai quali sto lavorando. Indietro no, non si può, o guardi avanti o la vita è finita. L’uomo senza progetti si spegne.
Che cosa si sente di dire ai giovani di oggi?
Che devono avere molta umiltà, molta perseveranza, una grande tenacia. Devono faticare senza pensare di prendere scorciatoie. Non ci sono scorciatoie. Non è vero che sono tutti raccomandati, alcuni sì, ma altri no, e comunque, in un caso e nell’altro, devi lavorare sodo. Devi tirare fuori quello che hai dentro. Ci vogliono pazienza, applicazione e tenacia, non invidia e presunzione. Le cose non sono facili per nessuno.
Barbara Benedettelli

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