L’omicidio di Laura Tirri avviene il 7 marzo 2017. Anche se lei muore giorni dopo, anche se inizialmente sembra un tragico incidente, alla fine la verità emerge: omicidio.

A Rosolini, in provincia di Siracusa, viene segnalato un principio d’incendio in un appartamento delle case popolari.

Dentro marito e moglie, che rimangono feriti. La causa, secondo la testimonianza di lui, è la bomboletta da campeggio con la quale la moglie stava preparando la cena, esplosa a causa di un malfunzionamento.

Lui ha riportato bruciature al dorso di una mano. Lei, che non ha potuto raccontare la sua versione dei fatti per le condizioni disperate, è morta il 25 marzo, dopo 18 giorni di agonia.

Le ustioni, profonde, interessavano il 40% del corpo. Ma qualcosa nel racconto dell’uomo non torna. La consulenza scientifica sulle sue mani ha dimostrato che le bruciature non potevano essere state causate da un’esplosione. Non solo.

La madre di lei, che abita al piano inferiore, è stata la prima ad arrivare nell’appartamento della coppia, avvisata dal loro figlio di 10 anni, disperato: “Nonna corri, aiutaci, papà ha dato fuoco alla mamma!

Versione che però il padre gli ha poi impedito di ripetere, convincendolo che le cose erano andate diversamente. Che si era trattato di un incidente domestico.

Ma la nonna gli ha creduto senza esitazione. In cuor suo sapeva che stava dicendo la verità, perché la sua Laura era spesso maltrattata dal compagno, Sebastiano Iemmolo, 36 anni.

Così ha riportato quelle parole tragiche agli inquirenti e le indagini per incidente domestico si sono trasformate in indagini per omicidio.

Laura Tirri, 31 anni, potrebbe essere stata ammazzata.

Gli investigatori mettono sotto osservazione Iemmolo raccogliendo prove scientifiche, testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali a casa di sua madre, dov’è andato a vivere dopo il sequestro dell’immobile.

E qui emergono parziali ammissioni e il movente: “Sono bambini, è inutile che gli ricordiamo… gli esce la verità”, dice lei. E lui parla con il figlio: “Tu ascoltami a me. Quando vengono quelle persone tu non ci devi parlare. Lo sai, non è che sono solo io, è la mamma che non vuole.

Quelle persone sono gli psicologi e gli assistenti sociali. Iemmolo cercava una versione che potesse essere credibile e il bambino doveva confermarla. La mamma invece era in ospedale a combattere, senza riuscirci, per tornare dal suo bambino.

Il movente sarebbero venti euro raccolti con l’elemosina, che lei non gli avrebbe consegnato.

E allora, secondo gli investigatori, l’ha persa a botte e poi le ha gettato addosso del liquido infiammabile al quale ha dato fuoco, rubando la vita a lei e distruggendo l’esistenza serena del figlio.

Due esistenze che forse si potevano salvare. Perché Laura i maltrattamenti li ha sempre subiti da Sebastiano: “Io Laura quando me la sono presa aveva 17 anni, a 17 anni vedi che Laura di colpi ne ha presi una marea“, avrebbe detto alla madre in una intercettazione.

Ma anche in paese tutti lo sapevano. A dirla lunga erano gli occhiali da sole portati da Laura anche con le nuvole. E l’indole violenta di lui, noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti.

E perché, si dice in paese, risolveva qualsiasi controversia, anche banale, con la minaccia o le botte.

Il fuoco lo aveva usato ancora: aveva incendiato la Fiat 500 di un vicino di casa e poi lo aveva denunciato, sapendolo innocente, del reato di lesioni personali su Laura, indotta a dichiarare falsamente di essere in stato di gravidanza.

Il procuratore capo Francesco Paolo Giordano parla di un delitto consumatosi in  un ambiente di degrado e in un contesto di omertà, dovuta al timore di ritorsioni e intimidazioni da parte dell’uomo.

Paura che probabilmente aveva anche la madre di Laura, costretta a vivere il resto della sua esistenza con un insopportabile senso di colpa e la madre di Sebastiano, che accusava il figlio, come sarebbe emerso dalle intercettazioni, senza però fare niente per fermarlo:

Te lo sei dimenticato quando a casa mia gli hai scassato la faccia?… Quando nella scala la stavi ammazzando a pedate?”.

Ci è riuscito ad ammazzarla. E suo figlio, vittima di violenza assistita e forse anche subita sulla sua pelle, dovrà affrontare un lungo percorso per riuscire a ritrovare la pace della mente e del cuore.

Il Gip Michele Consiglio il 7 agosto ha emesso un provvedimento di arresto per Iemmolo con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di Laura e del figlio, lesioni aggravate e omicidio aggravato dai futili motivi, perpetrato con crudeltà.

Bisogna denunciare per tempo, perché questo, come altri casi che hanno portato alla morte di donne, poteva essere evitato se qualcuno avesse parlato per tempo“. Lo dice il dirigente del commissariato di Pachino, Antonietta Malandrino. E ha ragione.

“O ti ammazzava o ti scassava la testa come ha sempre fatto…”, si sfoga un parente della vittima. Eppure Laura stava li.

E anche questo è un tragico errore da non sottovalutare, sono troppe le donne che lo commettono e che devono essere aiutate a prendere coscienza e ad andarsene prima che sia troppo tardi.

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)

 


Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è giornalista, saggista, attivista per i diritti delle Vittime di ogni forma di violenza.