Kam McLeod e Bryer Schmegelsky, i ragazzi della morte

Bryer Schmegelsky, 18 anni e Kam McCleod, 19 anni, killer spietati. 

Nel mese di luglio 2019 le telecamere di due città del Canada a migliaia di chilometri di distanza, hanno registrato due capitoli di un mistero: l’ abbraccio intimo di una coppia innamorata nelle ultime ore della loro vita e due adolescenti all’apparenza normali, che si sarebbero trasformati in assassini.

A vedere i volti immortalati nei frame del video che la polizia canadese sta divulgando, non diresti mai che Bryer Schmegelsky, 18 anni e Kam McCleod, 19 anni, potrebbero essere i killer spietati della coppia.

Ad ascoltare le parole di familiari e amici il primo è un ragazzo con una grande sofferenza dentro, dovuta alla separazione dei suoi genitori avvenuta quando aveva 5 anni, ma timido e tranquillo; mentre il secondo è “un giovane gentile e premuroso che si è sempre preoccupato per i sentimenti degli altri”.

Come possono essersi macchiati degli orrendi omicidi di persone sconosciute, incontrate sulla loro strada?

La furia assassina è scattata casualmente dopo la partenza da Port Alberni (Vancouver) per cercare lavoro altrove, scappano dal vero assassino in quanto testimoni dei delitti, oppure avevano premeditato da tempo di trasformare le strade canadesi in un videogames violento? Bryer e Kam erano ossessionati dai videogiochi. In particolare il primo che al padre aveva detto: “E se fosse tutto vero? Ti immagini se tutto questo fosse reale?”.

Ma partiamo dall’inizio.

Sono le 8,24 della mattina del 12 luglio. Bryan scrive un messaggio a suo padre: “Papà sto andando ad Alberta con Kam. Nella zona internet prende poco, ti chiamo appena posso”.

Il 13 luglio contatta la nonna, con la quale viveva da due anni, poi più nulla. Lo stesso giorno a Fort Nelson, a circa 1800 km dal luogo dal quale sono partiti i due adolescenti e oltre 1000 da dove erano diretti, Lucas Fowler, 23 anni, e la sua fidanzata Chynna Deese, 24 anni, vengono immortalati dalle telecamere di un benzinaio mentre riempiono di carburante il loro furgoncino. Stavano rientrando da un viaggio in Alaska.

Il giorno dopo però il furgoncino si ferma sull’autostrada 97, tristemente nota come “l’autostrada delle lacrime” perché dagli anni ’60 è terreno di caccia di un serial killer che ha ucciso decine di giovani donne. Chi passa di lì e li vede chiede se hanno bisogno di aiuto, ma loro rifiutano convinti di potercela fare da soli.

Invece il 15 luglio i loro corpi trivellati di colpi d’arma da fuoco vengono scoperti sul ciglio della strada.

Intanto a centinaia di chilometri da lì Bryan e Kam fanno rifornimento per il loro pick-up. Sono tranquilli, come tre giorni e diverse ore di viaggio dopo, quando bevono un caffè a nord di Dease Lake. Le due storie sembrano separate, il 19 luglio però la loro auto viene trovata bruciata vicino al lago Dease, a circa 500 chilometri dalla scena del crimine del duplice omicidio. Di loro non c’è traccia.

A due chilometri dal rogo emerge un altro cadavere. Si tratta di un professore di botanica in pensione, Leonard Dyck, 64 anni, di Vancouver.

Domenica 21 Bryan e Kam vengono avvistati alla guida di una Toyota RAV4 grigia vicino a Meadow Lake, ritrovata bruciata il seguente vicino a Gilliam, nel nord di Manitoba, a 14 ore di distanza.

E’ qui che i due ragazzi da semplici persone scomparse diventano criminali ricercati, “armati ed estremamente pericolosi”.

Il 27 luglio nel territorio impervio di Gillam atterra l’esercito canadese per aiutare la polizia in una ricerca maestosa e pericolosa. Se davvero sono gli assassini di Deese, Fowler e Dyck, non hanno più nulla da perdere. Incontrarli potrebbe essere fatale per chiunque, militari compresi.

Gillam è una sorta di trappola per topi perché attraversata da un’unica strada senza uscita, poco più di 400 case e chilometri di foresta fitta, paludosa e piena di insetti aggressivi.

Ma forse non per loro che per circa due anni si sarebbero allenati ala sopravvivenza sia con i videogiochi strategici, sia nei campi di Port Alberni con le pistole finte. Forse avevano programmato tutto, forse, come ha detto il padre di Bryan “è una missione suicida”. Il completo nero he aveva comprato qualche settimana prima “è il suo abito funebre”, dice con le lacrime agli occhi.

“Mio figlio vuole che il suo dolore finisca. Ma lo farà finire in un tripudio di gloria”. Se una motivazione, per quanto ingiustificabile, per lui si può trovare, resta un mistero il ruolo del generoso e solidale Kam.

I corpi di McLeod e di Schmegelsky sono stati trovati all’inizio di agosto, a settimane di distanza dalla fuga attraverso i territori canadesi e tre omicidi.

La loro macchina fotografica digitale con i foto e i video che conteneva ha sciolto parte del mistero: nei video raccontano di essere gli assassini che hanno seminato orrore e morte, pronti a uccidere ancora; nell’ultimo video ammettono di aver fallito, il fiume era impraticabile e non li avrebbe portati in Europa o in Africa come avrebbero voluto. La sola soluzione era il suicidio. 

Un fallimento che purtroppo non è costato solo le loro vite.

Barbara Benedettelli