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Cesare Battisti arrestato

Cesare Battisti e il diritto di vivere

“Chi ha il diritto di vivere”, Quem tiem direito ao viver”. Ce lo dice l’ex-terrorista Cesare Battisti

“Chi ha il diritto di vivere”, questo il titolo di una conferenza tenuta nel 2013 da Cesare Battisti al VI forum dell’Università Federale di Santa Catarina a Florianopolis. Compenso 1.500 Real, circa 500 euro, finanziato direttamente dal ministero dell’Educazione.

Chi ha il diritto di vivere ce lo dice Battisti. Che ritiene vendetta storica la richiesta legittima di rimpatrio dello Stato Italiano (e dei familiari delle sue Vittime), per scontare la sua condanna.

Chiedere che un assassino torni nel suo paese a pagare il prezzo per le esistenze che ha rubato, non è vendetta storica. Si chiama giustizia. Non importa se arriva tardi. Deve arrivare. É un diritto per le Vittime e un dovere dello Stato.

I PAC (Proletari Armati per il Comunismo), di cui Battisti era un esponente, rapinavano a mano armata e intimidivano forze dell’ordine o privati cittadini che tentavano di fermarli. Erano convinti che, essendo proletari e poveri, avevano il diritto di agire sopra la legge. I commercianti, che rischiavano la vita a ogni ora del giorno, decisero di armarsi anche loro. Per difendersi.

Personalmente odio le armi. Sono per le lotte non violente fermamente convinta del potere delle parole giuste dette al momento giusto. Ma la legittima difesa era e rimane un diritto. Pierluigi Torregiani prima, e Lino Sabbadin poi, lo hanno esercitato. Non è servito a salvargli la vita. Due delitti per cui Battisti è stato condannato come complice e mandante sulla base delle dichiarazioni di un pentito, il punto debole al quale i suoi sostenitori si appellano.

Dimenticano però che i capi d’accusa sono 11: rapine, sequestro di persona, gambizzazioni, furti, banda armata e due omicidi attribuiti materialmente a lui: quelli di Antonio Santoro della polizia penitenziaria, e di Andrea Campagna, agente della DIGOS. Il nostro Cesare è un ex-terrorista. Un pluriassassino sfuggito alla sua condanna. Non è un eroe come l’omonimo patriota che lottò per l’Italia Unita.

Come cantava un altro celebre Battisti nel 1994: “Chi di noi il governato e chi il governatore son fatti che attengono alla storia. Chi fosse la provincia e chi l’impero non è il punto: il punto era l’incendio.”

Non conta chi sei e da che parte stai. Non conta il perché di ciò che fai. È il prodotto della tua azione ad avere solidità e valore: è l’incendio che va considerato. Lui scrive libri. Può farlo anche in un carcere italiano. Non rischia la vita. Non per mano della nostra giustizia, fin troppo garantista verso i condannati anche quando sono colti in flagrante mentre ammazzano la gente.

E l’ergastolo, parliamoci chiaro, non è la pena perpetua che molti si aspettano. La vita invece la rischiamo noi tutti se diamo i messaggi sbagliati. Alberto Torregiani, colpito accidentalmente dal padre mentre si difendeva dai suoi assassini, è su una sedia a rotelle da quando aveva quindici anni. Per lui l’ergastolo è certo, come la morte di suo padre.

Barbara Benedettelli ©

@bbenedettelli

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