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Povertà morale e materiale
Povertà morale e materiale. Barbara Benedettelli Blog

Povertà morale e materiale

Povertà morale e povertà materiale, quale differenza? Quale la povertà più devastante?

Una volta ci si faceva questa domanda: Essere o avere? Oggi la domanda e’ diversa: Avere e dare o avere e tenere? Vince il “tenere”, perché per dare occorre sentire. E per sentire bisogna prima combattere la povertà interiore, molto frequente nel nostro tempo.

Dobbiamo trovare un modo di essere solidali con i fatti. E i fatti, per quanto riguarda la povertà materiale, sono rappresentati dal dare una possibilità concreta di uscire dallo stato di disagio economico nel quale le persone si trovano. C’è la necessità di trovare vie anche nuove e di rinforzare strade già consolidate.

Ma c’è qualcosa di fondamentale per poter realizzare tutto questo. Qualcosa che spesso, sempre più spesso, ci sfugge, concentrati come siamo su un quotidiano ricco si, ma di cose da fare, nel quale rimane ben poco spazio per sentire. E senza sentire se stessi, gli altri, il mondo, la grandezza delle nostre piccole e grandi esistenze, noi, anche se intorno abbiamo oro e diamanti, siamo poveri. E allora cosa diamo?

Se non comprendiamo che il diamante più prezioso e raro, pur appartenendo a tutti, è la vita, noi non potremmo mai risolvere i problemi che in tutta l’umanità la vita la negano: come la povertà, che impedisce di nutrirsi, di curarsi, di amarsi a volte fino a uccidersi.

Questa mia riflessione deriva da un viaggio di qualche anno tra i parenti delle Vittime di omicidio. Un mondo vi assicuro vasto, ma dignitoso e silenzioso. Così silenzioso da essere dimenticato.

Un mondo che abbiamo tutti quanti il dovere di conoscere perché è stato creato dalla peggiore delle povertà: quella morale, quella spirituale, quella di un’anima che non sa più essere per davvero “solidale”.

Ecco, proprio ieri, mentre mi trovavo nella stazione dei treni di una città nella quale sono andata a presentare il mio ultimo libro, che parla proprio di questo, sono caduta. Non ho visto lo scalino e sono finita a terra. Nessuno intorno a me ha avuto un moto neanche istintivo di aiuto. Nessuno si è chinato o ha fatto anche solo il gesto, o mi ha dato una mano o mi ha chiesto se mi ero fatta male (non mi ero fatta niente). Neanche uno sguardo.

Mi sono alzata e mi sono sentita sola. C’era tanta gente, ma ero sola.

E allora mi chiedo: “se non riusciamo più ad avere neanche un moto istintivo verso una persona che cade a terra, come possiamo avercelo verso chi ci chiede aiuto e non vediamo? Verso chi ci chiede anche un solo euro che gli potrebbe garantire un nuovo inizio?

Come possiamo tendere una mano a chi cade, metaforicamente o meno, se siamo così lontani e così presuntuosi da pensare che a noi non potrebbe mai succedere? Accade. Tutto accade.

Ecco, credo che dobbiamo cominciare a lavorare alla base per riuscire a ottenere risultati reali, duraturi e grandi. E la base è la radice dell’anima che è diventata arida perché abbiamo smesso di darle nutrimento.

La povertà interiore genera povertà relazionale, povertà culturale, povertà economica. Genera squilibrio, ingiustizia. Violenza.

Credo che nessuna povertà materiale si possa sconfiggere se noi non cominciamo a mettere al centro della politica, della legge, dello Stato, della quotidianità di ognuno, dal più piccolo al più grande degli uomini e delle donne, la vita. Credo che tutti quanti a partire dalla famiglia e dalla scuola, dobbiamo cominciare a cambiare la cultura imperante della superficialità.

La vuotitudine piena solo di un sé troppo grande per contenere chiunque altro.

La solidarietà si impara. L’educazione emotiva, la coltivazione dell’anima è fondamentale per ottenere un luogo del vivere migliore. Ognuno di noi è un mondo nel Mondo, e se quel mondo è considerato come qualcosa di straordinario, capace di costruire e di dare, non si può che produrre scambio e una vera ricchezza.

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