Baby gang e imputabilità

Baby gang e imputabilità

Baby gang e "branchi" di minori violenti: non possono essere lasciati impuniti. Sono gli uomini e le donne di domani.  Hanno tra i 12 e i 17 anni (a volte anche meno) i "baby terroristi urbani" che negli ultimi due mesi sono balzati agli orrori delle cronache. Orrori sì, non onori, come quelli che poi credono di avere, dopo le aggressioni, vantandosi tra di loro e sui social della ferocia di cui sono stati capaci. Per alcuni è un'iniziazione, un ingresso nel club della malavita, per altri un passatempo o un modus vivendi già acquisito nonostante la giovane età. Per tutti…
Leggi il resto
Contro le mutilazioni genitali

Contro le mutilazioni genitali

Contro le mutilazioni genitali, insieme. Una battaglia di civiltà che deve raggiungere i popoli dove queste pratiche sono considerate "normali". Le mutilazioni genitali femminili sono la norma per i guerrieri Samburu, i “padroni della terra”. E’ così che si definisce questo popolo Keniota, che vive in capanne costruite con il fango, lo sterco di mucca e i bastoni intrecciati. Una capanna per ogni moglie. Perché i Samburu sono poligami e di certo delle donne sono padroni. Qui, ma anche in altri luoghi del mondo, che sembrano lontani anni luce da noi, le mogli si comprano con otto buoi. Il giorno…
Leggi il resto
Giustizia? Letizia Marcantonio

Giustizia? Letizia Marcantonio

Questa è giustizia? A Parlare è Letizia Marcantonio, mamma di Rossana Jane Wade, uccisa a diciannove anni dal fidanzato. Era il 2 marzo del 1991. Come ti sei sentita quando l’avvocato della difesa in tribunale ha detto: “ Dovete tenere conto della sua giovane eta”? È come se mi avessero dato una coltellata alla schiena, mi sono alzata e sono uscita dall’aula gridando. Come si fa a dire una cosa del genere. Mia figlia era più giovane di lui e non c’è più a causa sua…  Ne hanno tenuto conto? Non subito, ma in appello a Firenze il 15 luglio…
Leggi il resto
Mara Carfagna

Mara Carfagna

Mara Carfagna Paone intervistata da Barbara Benedettelli per "Il Giornale", 8 marzo 2010 Mara Carfagna ministro è come un jet. Procede instancabile verso i suoi obiettivi. Le donne, i bambini, gli anziani e i disabili sono il centro intorno a cui ruota il suo lavoro, è convinta che la famiglia sia un punto fermo da cui partire per migliorare l’assetto sociale. A proposito di famiglia il 3 febbraio scorso il Tribunale Civile di Milano è stato chiamato ad esprimersi su una vicenda di violenza sessuale tra adolescenti. I genitori sono stati condannati a pagare una multa importante perché «non hanno trasmesso…
Leggi il resto
L’altro è solo cosa? E facile fargli male

L’altro è solo cosa? E facile fargli male

Se l'altro è solo "cosa" allora è facile fargli del male "Ciò che manca ancora oggi nonostante l'alto grado di civiltà, è il sentimento profondo del rispetto per l'altro, al di là dell'utilità che l'altro può avere per noi stessi e per il mondo. È più facile uccidere e fare del male a qualcuno se per noi è solo cosa. Ci vuole poco a sopprimere il prossimo se è solo mezzo di godimento, superficie scivolosa su cui è impossibile fermarsi per più di un istante, individuo da allontanare o da distruggere se si avvicina troppo a un territorio che consideriamo nostro. Quello che fa…
Leggi il resto
Marta e Ilaria: nessuno è innocente

Marta e Ilaria: nessuno è innocente

Marta e Ilaria sono morte e siamo tutti colpevoli. Le punizioni devono essere efficaci, proporzionali, dissuasive e tenere conto della gravità del fatto compiuto come afferma l'art.45 della Convenzione di Istanbul, ma per salvare vite occorre agire prima, con durezza, reprimendo già i reati anticipatori anche se, erroneamente, considerati minori. Due giovani donne, Marta Deligia e Ilaria Pagliaruolo, non sarebbero morte se ognuno, in qualsiasi ruolo, avesse fatto il suo dovere con la piena consapevolezza di un fenomeno che deve essere riconosciuto per essere eliminato: il femminicidio. Legislatore, magistrato, forze dell'ordine, cittadini. Nessuno è innocente di fronte a queste morti. Da una parte ci…
Leggi il resto
Barbarie

Barbarie

La vera barbarie  è non riconoscere la nostra dis-umanità Si parla spesso di “barbarie” dentro gli istituti penitenziari, di condizioni ai limiti dell’umano dei detenuti, di reintegrazione. Poco, troppo poco, si parla dei motivi per cui le persone che si trovano ad essere “ristrette” sono in regime di privazione della libertà. Si guarda solo una parte della realtà e così facendo si esclude la possibilità di un intervento libero da ipocrisie, realista, pragmatico ed efficace. Da anni, decenni, si concentra l’attenzione politica, sociale e del volontariato verso chi ha superato il limite della propria libertà. Verso chi della libertà ha…
Leggi il resto
Veronesi non lotti per abolire l’ergastolo

Veronesi non lotti per abolire l’ergastolo

Caro Professor Veronesi, la rispetto e la stimo. Ma ho l’obbligo civile e morale, oltre che umano, di rispondere alle sue affermazioni. E sono stupita dal fatto che parole di sostegno a chi vuole abolire l’ergastolo (che di fatto non c’è o si potrebbe evitare collaborando quando è ostativo) vengano da un uomo che conosce il dolore terrificante della perdita di chi si ama occupandosi da sempre di cancro. Una perdita che strappa il cuore quando è dovuta alla scelta arbitraria di chi ha deciso una condanna a morte senza possibilità di appello. Vede professore, da anni sono vicina ai…
Leggi il resto
Incapacità di intendere e volere

Incapacità di intendere e volere

Intendere e volere, capacità presente quando si arriva a uccidere?  L’assassino spesso diventa un individuo che ha agito nella completa o nella parziale incapacità di intendere e di volere. Un po’ come quella che proviamo tutti, sostanzialmente, quando ci troviamo nella difficoltà delle scelte che ci presenta la vita. Solo che nell’assassino l’uomo consapevole verrebbe separato da quello istintivo perché, secondo parte della psichiatria forense, «l’Io uccide quando si spezza, per poi integrarsi ancora». Perché questa momentanea incapacità, così pericolo- sa in quanto imprevedibile, non viene considerata come aggravante? Una volta che si è rivelata nella sua brutalità, perché diminuisce la condanna invece di aumentarla se il nostro…
Leggi il resto

Kabobo non sia trattato come “diverso”

Il film dell'orrore andato in scena a Milano ieri mattina si poteva evitare. Si poteva evitare in primis perché una persona che ha mostrato segni di violenza, al di là della sua origine, è un pericolo per la società e deve essere trattenuta, sempre. Stiamo attenti però. Clandestino non significa diverso. Metterlo nella categoria dei diversi alimenta nei suoi confronti un senso di pietà e comprensione che possono in un certo senso giustificare atti di una gravità assoluta. Clandestino significa semplicemente fuori dalla legalità. Ed è la legalità che gli organi dello Stato sono tenuti ad osservare attenendosi alle leggi…
Leggi il resto