Un gomitolo d’amore è un matrimonio lungo tredici anni, in cui non sono mancate le tempeste. Che però ci ritrovano ogni giorno più uniti, più consapevoli, più determinati a sceglierci ancora. Me lo sono tatuato su un braccio: omnia vincit amor!
A Barbara
25 luglio 2016
Tutto sta nell’inizio. Le storie d’amore, come tutte le storie, si dipanano poi come un gomitolo da un unico istante poliedrico, in cui si imprime la memoria del futuro. Una sera di tante estati fa, faceva molto caldo, mentre andavamo al Posillipo con la tua macchina scoperta, mi hai messo la mano sulla gamba sinistra.
Un gesto non sensuale, ma di affetto. Una bella mano lunga, elegante, tenera. Con le dita fragili di una adolescente. E ho provato un immenso amore per te. Fatto di tutto. Eri la donna della mia vita, arrivata da un posto improbabile come una discoteca di Riccione.
Sapevo che non ti avrei mi più lasciato. Sei diventata infatti la mia compagna, la mia convivente, la mia sposa, la madre dei miei figli, biologici e non, ma poi anche amica, amante, gemella spirituale. Il gomitolo poi scorre e non sappiamo se è infinito o a un certo punto si tronca e termina il suo tragitto.
Questo non ci è dato saperlo, io credo nel destino, ma la cosa bella del destino è che nessuno lo conosce. Non voglio sapere a che punto siamo del gomitolo, noi possiamo però riannodarlo e rilanciarlo all’infinito, come quel rocchetto del piccolo Hans, che permise a Freud di scoprire le leggi della vita e della morte, Eros e Thanatos.
Sartre diceva delle donne che erano nel contingente, la materia empirica, o nel NECESSARIO, materia del divino.
Tu sei per me il NECESSARIO. Io non sono perfetto e ho lasciato che il contingente interferisse con il nostro gomitolo d’amore. Ciò non toglie che tu sei per me, da allora e per sempre, da quella carezza, l’unica Dea, l’unica persona davvero ineliminabile della mia vita.
Ti amo
Tuo Claudio


