Un tempo era possibile vivere la notte senza paura. Oggi la mia Rimini è irriconoscibile: tra stupri, aggressioni e silenzi colpevoli. Non è razzismo: è giustizia.
Giustizia sfumata nel buonismo: dov’è finita la mia Rimini?
C’era una volta la Rimini felix, quella in cui potevi camminare sola anche di notte, da giovane donna, sentendoti al sicuro. Oggi quella Rimini sembra sparita, inghiottita da un presente che ha il sapore dell’abbandono e della paura. Lo scorso agosto una turista danese è stata violentata da un uomo bengalese, già denunciato tre volte per reati simili. E ancora libero. Perché?
Sulle stesse spiagge dove da ragazza correvo felice, oggi i bagnini assumono guardie armate. Quella che era la “riviera del divertimento” è diventata terra di nessuno. Lo è diventata anche per colpa di chi, nel nome di un malinteso buonismo, non distingue più tra chi fugge dalle guerre e chi fugge dalla giustizia.
Immigrazione regolare, clandestinità e crimine
È giusto e doveroso accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni, chi cerca una vita dignitosa con rispetto delle leggi. È giusto sostenere chi si integra e lavora onestamente. Ma non è più accettabile ignorare gli effetti collaterali dell’immigrazione illegale e incontrollata.
Ci sono delinquenti – non migranti, non profughi – che approdano sulle nostre coste non per fuggire da un inferno, ma per costruirne uno nuovo qui. Sanno che da noi l’impunità è quasi garantita. Rubano, aggrediscono, stuprano. Alcuni sono perfino recidivi. E restano liberi. Il fatto che si tratti solo di una parte degli immigrati non rende questo fenomeno meno grave. Anzi: lo rende più pericoloso perché non viene affrontato con onestà.
I numeri che parlano chiaro
Tra l’1 agosto 2016 e il 31 luglio 2017 sono state registrate 3.942 violenze sessuali in Italia. Di queste, 1.480 (il 37,5%) sono state commesse da stranieri. Un dato che, se rapportato alla popolazione straniera residente o entrata illegalmente, è allarmante.
Non è razzismo. È matematica, è politica della realtà, è responsabilità verso le Vittime. Ignorare questi numeri per non “alimentare la paura” significa essere complici. Significa dire, implicitamente, che le violenze sessuali sono un prezzo da pagare per essere “accoglienti”. È accettabile?
La mia libertà che sfuma
In Versilia, quest’estate, mi sono sentita a disagio in costume di fronte a venditori abusivi che occupavano liberamente le tende vuote, guardando le donne come oggetti esposti. E no, non tutti erano così. Ma alcuni sì. Quando la polizia ha tentato di intervenire, i poliziotti sono stati accerchiati e insultati. Uno di loro ha sputato in faccia a un agente. Gli ha detto: “Voi qui non ci potete stare”. Gli agenti, capito?
E nessuno ha reagito. Nessuno ha difeso i poliziotti. Dopo pochi minuti, i venditori erano di nuovo in giro a vendere merce contraffatta. È reato. Ma pare che la legge non valga per tutti. Vale solo per chi paga le tasse, rispetta le regole, aspetta in fila. Per gli altri c’è l’indulgenza automatica del buonismo a senso unico.
Non è razzismo. È difesa della giustizia
La sicurezza è diritto, non privilegio. La giustizia è equità, non compassione selettiva. Non si tratta di negare l’accoglienza a chi ne ha davvero bisogno. Si tratta di fermare chi abusa della nostra debolezza, chi entra illegalmente e delinque, chi trasforma l’ospitalità in violenza.
La mia libertà, come quella di tante donne, oggi sfuma. Non perché siano aumentati i criminali. Ma perché non li fermiamo più.


