Chi è il serial killer chiamato “Il mostro di Udine”, che tra il 1971 e il 1985 colpiva in Friuli?
Il mostro di Udine, misterioso assassino seriale attivo tra il 1971 e il 1985 in Friuli, ha massacrato diverse donne, prediligendo le prostitute. Utilizzava un bisturi con precisione chirurgica e non è mai stato individuato. Esattamente come il più tristemente noto Jack lo Squartatore in Inghilterra, era mosso dall’odio misogino e sgozzava le vittime, squarciandone l’addome con estrema perizia.
Anche in questo caso italiano, l’identikit conduce a un medico: un laureato in ginecologia, probabilmente affetto da disturbi psichiatrici e che non ha mai esercitato. Tra i sospettati c’è un uomo trovato a pregare vicino alla scena dell’ultimo crimine, avvenuto il 26 febbraio 1989, con la vittima Marina Lepre, uccisa sulle sponde del fiume Torre. È la quarta vittima, su almeno 12, che l’anatomopatologo nel 1995 attribuì a un’unica mano, grazie alla firma inconfondibile:
Un taglio a forma di “S” sull’addome, fino al pube, eseguito con uno strumento affilato maneggiato con sicurezza, come da un chirurgo. Sono state rilevate anche sevizie e lesioni rituali longitudinali e trasversali al torace e all’addome, sempre più numerose man mano che gli omicidi si susseguivano. Tutti i delitti sono avvenuti nei fine settimana, nello stesso periodo dell’anno e in notti di pioggia.
A distanza di decenni dall’ultimo delitto, grazie alla docu-serie Il Mostro di Udine, andata in onda su Crime Investigation (Sky), per i familiari delle vittime si è riaccesa una speranza di giustizia. La serie ha permesso di individuare reperti e indizi mai analizzati prima, ora sotto esame da parte dei Ris di Parma grazie all’impulso dell’avvocato Federica Tosel, incaricata dai familiari di Maria Luisa Bernardo e Maria Carla Bellone.
Tra i reperti recuperati ci sono: un preservativo usato e capelli ritrovati nell’auto in cui fu uccisa la Bernardo nel 1976; uno spinello e una sigaretta accanto al corpo della Bellone, uccisa nel 1980.
La serie di omicidi con questa macabra firma iniziò proprio con la Bellone, proseguendo poi con Luana Gianporcaro (1983), Aurelia Januschewitz (1985) e Marina Lepre. Le altre otto donne vennero sgozzate, accoltellate o soffocate.
Resta l’interrogativo: ci fu un solo killer che mutò il proprio modus operandi nel tempo? Oppure due predatori distinti attivi nella stessa area?
Il principale sospettato era un uomo di circa sessant’anni, laureato in medicina con specializzazione in ginecologia, affetto da gravi problemi psichiatrici, che viveva isolato con la madre e il fratello. In un breve periodo lavorò in un ristorante, dove fu notato mentre mimava tagli cesarei su una tovaglia. Sebbene l’identikit coincidesse, non furono mai raccolte prove definitive: l’analisi del DNA non era disponibile all’epoca. L’uomo rimase sotto osservazione fino alla sua morte naturale nel 2006.
Sempre nel 2006, la figlia della Lepre, all’epoca bambina, scoprì che la madre aveva tra le dita un mazzo di chiavi sconosciuto. Le indagini non portarono a nulla, anche dopo il ritrovamento dello scialle della vittima nel 2012, che fece ripartire temporaneamente l’inchiesta.
Oggi, grazie alle nuove analisi forensi, resta l’ultima possibilità per dare finalmente un nome al Mostro di Udine che, per quasi due decenni, ha terrorizzato il Friuli. Resta anche il dubbio inquietante: fu un solo mostro, o più di uno? È solo una coincidenza che pochi mesi dopo l’ultimo delitto a Udine, un altro serial killer — mai identificato — abbia iniziato a uccidere prostitute a Modena, proseguendo per almeno dieci anni?
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