La deriva e gli errori del #MeToo

Del #MeToo condivido la base di partenza, ovvero la denuncia di chi abusa del proprio ruolo di potere per ottenere vantaggi. Ma ne contesto la deriva, la strumentalizzazione, l’estremismo e le contraddizioni.

Ne contesto l’averne fatto una battaglia solo per donne, contribuendo ad alimentare la guerra tra i sessi dove tutti gli uomini, in quanto tali, sono inseriti nella categoria dei mostri, e tutte le donne, in quanto tali, in quella delle fragili vittime inconsapevoli e incolpevoli. 

Detesto il fatto che abbiano trasformato quello di vittima (donna ovviamente) in uno status sociale. Una condizione sulla quale costruire un’identità e – in alcuni casi – una carriera e una fonte di guadagno. Oppure il pretesto per attuare inaccettabili discriminazioni positive

Io che combatto da molto prima del #MeToo accanto alle Vittime di ogni forma di violenza (e di ogni genere), trovo tutto questo uno sfregio alle Vittime vere. Quelle con la V maiuscola che in questo ruolo non vogliono starci – anche se lo sono davvero -, perché se lo fanno sentono di avere perso contro il/la loro carnefice. Che sia il/la più grande produttore di Holliwood o il/la direttore di un supermercato.

Detesto la presunzione di superiorità morale di questo femminismo ideologico, sessista, misandrico e opportunista che, per dirla con la giornalista britannica Laurie Penny, “ha bisogno di radersi le gambe e di un nuovo taglio di capelli”.

Donne e uomini sono in primis esseri umani. Lo sono prima ancora di essere generi. E  gli esseri umani quando hanno potere e povertà morale insieme, ne abusano per trarre vantaggi  indipendentemente dalla propria appartenenza sessuale. In modalità simili o diverse poco importa. 

Il loro resta un abuso di forza che, lo ripeto, come ben spiega il vocabolario Treccani si può verificare anche attraverso parole, sevizie morali, ricatti che possono costringere o indurre una persona ad agire o a cedere contro la propria volontà.

È allora necessario fare una sintesi e individuare un paradigma inclusivo e condiviso uscendo dalla supremazia di una conoscenza frammentata (e ideologizzata), che impedisce di vedere le molte radici da cui tutto ha origine, tutte le vittime e tutti i carnefici.

Come sostiene il filosofo Edgar Morin ne ‘I sette saperi necessari all’educazione del futuro’:

«se può esserci un progresso di base nel XXI secolo, sarà quello per cui gli uomini e le donne non saranno più vittime incoscienti non solo delle loro idee, ma anche delle menzogne nei confronti di sé»

 

Barbara Benedettelli