Weinstein condannato a 23 anni di carcere lo scorso marzo, è ora in attesa di un altro processo a Los Angeles, ritardato dal Coronavirus.

Sono più di 80 le donne che affermano pubblicamente di avere subito una qualche forma di violenza sessuale da Harvey Weinstein.

Tra di loro le italiane Asia Argento e Ambra Battilana; Rosanna Arquette, Mira Corvino e Rose McGowan; o stelle di prima grandezza come Gwyneth Paltrow, Daryl Hannah, Ashley Judd.

Tutto è cominciato il 5 ottobre 2017, quando il New York Times ha pubblicato un articolo in cui si raccontano decenni di presunte molestie sessuali di Weinstein. C’è chi racconta della costrizione a massaggiarlo e guardarlo nudo, chi sostiene che si presentava in accappatoio, chi di subire ricatti sessuali in cambio di avanzamenti di carriera.

 

Il vaso di Pandora è aperto e comincia un imponente processo mediatico.

 

Lui nega tutto. Sostiene ci sia una cospirazione, che il sesso è sempre stato consensuale. Ma diventa il “nemico pubblico numero uno”. Il simbolo di una lotta femminile contro gli abusi sessuali che prende il nome #MeToo (anche io) grazie al tweet lanciato dall’attrice Alyssa Milano il 15 ottobre successivo.

La moglie, Georgina Chapman, lo lascia. Il fratello Bob, co-fondatore della casa di produzione, è costretto a buttarlo fuori. Il Me Too cresce e tra gli altri cadono star del calibro di Bil Cosby, Kevin Spacey, Dustin Hoffman. In Italia tocca al regista Fausto Brizzi, le cui accuse vengono archiviate, dopo il massacro mediatico.

Intanto Weinstein cerca di bloccare la montagna che lo ha travolto con accordi milionari. Per risolvere le cause civili e risarcire le presunte vittime sborsa decine di milioni di dollari.

 

Il 25 maggio del 2018 è comunque costretto ad arrendersi e a consegnarsi alla polizia di New York.

 

Pagata la cauzione di un milione di dollari torna a casa con il braccialetto elettronico in attesa del primo processo.

Il 24 febbraio 2020 Harvey Weinstein crolla definitivamente come il suo imponente castello di sabbia. La Corte di New York ha emesso un verdetto di condanna e l’ex re dell’Olimpo holliwoodiano, produttore di film come Pulp Fiction e Shakespeare in Love, viene arrestato in aula.

Respinta la richiesta di arresti domiciliari, dovrà sostituire le pareti dorate della sua vita fastosa con quelle scarne di una cella.

La giuria, composta da sette uomini e cinque donne, lo ha ritenuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dell’ex assistente di produzione Miriam Haleyi e dell’ex attrice Jessica Mann: la prima costretta a un rapporto orale nel 2006, la seconda stuprata nel 2013.

 

Il giudice James Burke tra un’entità della pena che va dai 5 ai 25 anni di carcere ha scelto di condannarlo a 23 anni. Dall’accusa di essere un predatore sessuale seriale, che prevede l’ergastolo è invece stato assolto. Ma Weinstein, che ha 67 anni, potrebbe restare in prigione fino alla fine dei suoi giorni.

 

Il suo dream team di cinque avvocati capitanati dall’avvenente e agguerrita Donna Rotunno non si arrende e ha annunciato il ricorso in appello. La tesi della difesa sempre la stessa: i rapporti sessuali del produttore erano consensuali; le vittime hanno continuato a frequentare l’ex patron di Miramax anche dopo i fatti denunciati.

Difficile, però, mantenere nervi saldi e ottimismo. Mentre l’ex produttore cinematografico lo scorso 6 gennaio entrava curvo e sofferente nel tribunale di New York, come una bomba a orologeria è stato annunciato il rinvio a giudizio anche a Los Angeles.

 

Questo semi-dio caduto, ridotto l’ombra di se stesso e costretto a camminare con un deambulatore a causa di un incidente, è stato accusato formalmente di due stupri anche nella terra degli angeli.

 

Era il febbraio del 2013. Gli Hotel di Beverly Hills pullulavano di star e pretendenti tali. Outfit da sogno, scintilli dorati, sorrisi smaglianti rivolti ai flash dei fotografi. Tutti pronti a partecipare alla notte degli Oscar in attesa del premio più ambito al mondo, o dell’incontro decisivo.

E’ in questo contesto che nelle notti del 17 e del 18 febbraio, l’uomo che aveva il potere di vita e di morte su molte carriere, avrebbe assalito sessualmente due donne. Tra di loro un’attrice e modella italiana – rimasta anonima per tutelare i tre figli – che nel 2017 lo ha denunciato prima alla procura e poi con un’intervista al Los Angeles Time.

L’uomo corpulento, sicuro di sé, ricchissimo e convinto di poter comprare tutto, ormai solo un anziano signore vinto dalle sue stesse pulsioni che ha bisogno di altre braccia per sorreggerlo mentre cammina, adesso attende l’estradizione a Los Angeles per riapparire nelle aule di un nuovo tribunale. Ritardata solo a causa del Coronavirus.

Barbara Benedettelli

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