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violenza domestica
Violenza femminile contro gli uomini

Violenza domestica, non solo le donne

Violenza domestica, non solo le donne sono Vittime. Lo sono i bambini, lo sono gli anziani e anche gli uomini.

Ammettere che anche le donne agiscano la violenza non significa giustificare chi le uccide. Ma affermare che la realtà è articolata e ambivalente, va dunque osservata da più punti di vista per trovare quella via capace di sanare le relazioni sociali e affettive profondamente malate. Con onestà.

E con la volontà di farsi un esame di coscienza individuale e collettivo, capace di superare gli errori che tutti commettiamo.

Vuol dire tenere conto dei fatti di vita: questa settimana la cronaca nera ha riportato l’uccisione da parte del coniuge di Elizabeth Huayta Quispe e prima di lei di Anna Manuguerra. Uccise per mano di chi diceva di amarle. Ed è qui il punto: “amare”. Ammazzate con botte, coltelli, martelli.

Non chiamiamolo amore! Non si può negare l’impegno sociale, né si può demolire i tentativi di prevenire con leggi più severe (che per altro non fanno distinzione di sesso come la legge 119/2013) e le campagne sociali indirizzate a isolare i violenti.

Ma è folle non voler vedere l’altra faccia di una stessa medaglia. C’è anche una violenza sugli uomini. Non si può chiudere gli occhi di fronte a quegli omicidi accaduti nello stesso contesto relazionale, ma che vedono le parti invertite: è la donna a colpire e l’uomo a morire.

E’ anche la donna a uccidere i figli. E’ anche la donna a uccidere gli anziani. Va data dignità anche a Corrado Valentini, Mauro Sorboli e tutti gli altri maschi (grandi o piccoli) ammazzati da chi avrebbe dovuto amarli.

L’omicidio delle prime non è più grave di quello dei secondi. La violenza va sempre condannata. Da qualunque parte arrivi e verso chiunque sia rivolta. Ma per poterla sradicare va indagata la radice di ognuna delle sue forme. Una radice che che si trova anche nell’incapacità, di una e dell’altro, di amare.

Se l‘obiettivo è quello di trovare un equilibrio in grado di rinnovare il rapporto tra i generi, dobbiamo avere ben chiara la profondità delle azioni, il loro effetto e i sentimenti che le provocano. Basta con misoginia e misandria. Siamo diventati analfabeti emotivi.

Dobbiamo imparare la grammatica dei sentimenti e avere il coraggio di aprirci alla comprensione reciproca scardinando i luoghi comuni. Dobbiamo forse cercare proprio nell’amore puro la forza, la ricchezza e il potere.

Che non vanno trovati nell’esercizio della violenza. Neanche di quella verbale, politica o “virtuale”. Niente pietas per chi la compie. Maschio o femmina che sia.

Barbara Benedettelli

@bbenedettelli

1 Commento

  1. Le donne o meglio una parte infame usano la magistratura, la polizia ecc…. per loro scopi economici , quando lo stato italiano o meglio i giudici italiani lo capiranno forse si potrà fare qualcosa per il momento solo discorsi.
    Davide Rapacci

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