Violenza domestica, non solo le donne

Violenza domestica, non solo le donne sono Vittime. Lo sono i bambini, lo sono gli anziani, lo sono gli uomini.

Ammettere che anche le donne agiscano la violenza non significa giustificare chi le uccide. Significa affermare che la realtà è articolata e ambivalente, va dunque osservata da più punti di vista per trovare quella via capace di sanare le relazioni sociali e affettive profondamente malate.

Con onestà. E con la volontà di farsi un esame di coscienza individuale e collettivo, capace di superare gli errori che tutti commettiamo.

Vuol dire tenere conto dei fatti di vita: questa settimana la cronaca nera ha riportato l’uccisione da parte del coniuge di Elizabeth Huayta Quispe e prima di lei di Anna Manuguerra. Uccise per mano di chi diceva di amarle. Non chiamiamolo amore!

Non si può negare l’impegno sociale, né si possono demolire i tentativi di prevenire con leggi più severe (che per altro non fanno distinzione di sesso come la legge 119/2013). Ma le campagne sociali devono essere indirizzate a isolare tutti i violenti. Qualunque sia il loro genere sessuale.

Sempre in questo mese di novembre il trentenne Edoardo Scrivani è finito in ospedale in gravissime condizioni a causa dell’accoltellamento della compagna, mentre per Giuseppe Damiano Cricrì non c’è stato nulla da fare. E’ stato ucciso dalla compagna che non accettava la fine della relazione.

E’ folle non voler vedere l’altra faccia di una stessa medaglia.

C’è anche una violenza sugli uomini. Non si può chiudere gli occhi di fronte a quegli omicidi accaduti nello stesso contesto relazionale, ma che vedono le parti invertite: è la donna a colpire; è l’uomo a morire.

Anche la donna uccide e uccide soprattutto proprio nelle relazioni sentimentali e affettive. Uccide i figli. Uccide gli anziani. Uccide o tenta di uccidere i compagni.

Va data dignità anche a Corrado Valentini, Mauro Sorboli e tutti gli altri maschi (grandi o piccoli) ammazzati da chi avrebbe dovuto amarli.

L’omicidio delle prime non è più grave di quello dei secondi. Le dinamiche non sono così distanti.

La violenza va sempre condannata. Da qualunque parte arrivi e verso chiunque sia rivolta.

Ma per poterla sradicare va indagata la radice di ognuna delle sue forme. Una radice che che si trova anche nell’incapacità, di una e dell’altro, di amare davvero.

Se l‘obiettivo è quello di trovare un equilibrio in grado di rinnovare il rapporto tra i generi, dobbiamo avere ben chiara la profondità delle azioni, il loro effetto e i sentimenti che le provocano. Siamo diventati analfabeti emotivi.

Dobbiamo imparare la grammatica dei sentimenti e avere il coraggio di aprirci alla comprensione reciproca scardinando i luoghi comuni.

Che non vanno trovati nell’esercizio della violenza. Neanche di quella verbale, politica o “virtuale”. Niente pietas per chi la compie. Maschio o femmina che sia.

Barbara Benedettelli

Related Posts

  • Pedofilia femminile su bambine e bambini, non facciamo gli struzzi

  • Il maschicidio esiste?

  • Recensioni di ’50 Sfumature di Violenza’