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Uomini e donne

Uomini e donne: pari ovunque

Uomini e donne: stipendi uguali e accudimento dei figli anche per il padre. 

Uomini e donne sul lavoro e nella vita: ancora discriminazioni. Secondo un’indagine IRES le donne guadagnano meno degli uomini. A parità di ore di lavoro e mansioni: sono il 48,9% delle donne e il 26,8% degli uomini a guadagnare meno di 1000 euro; uno stipendio netto di 1500 euro per l’8,5% delle donne rispetto al 20,3% degli uomini.

A nulla serve aiutare la donna a uscire dalla ragnatela della violenza maschile attraverso una maggiore repressione del codice penale, il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case protette, se non le si dà l’opportunità concreta di essere economicamente autonoma.

Come prevedono l’art.1 comma 2 e l’art. 18 comma 3 della Convenzione di Istanbul (Conv.), e come ha riaffermato il Trattato di Lisbona inserendo il principio di eguaglianza tra donne e uomini tra i valori ( Art. 2 TUE) e tra gli obiettivi ( Art. 3 par.3 TUE) dell’Unione.

C’è poi ancora una difficoltà, non solo da parte degli uomini, ma anche da parte delle donne stesse, ad accettare la possibilità che possa essere anche l’uomo ad occuparsi a tempo pieno o parziale ma intenso dei figli.

 

Allora bisognerebbe:

1) prevedere un ufficio di collocamento “straordinario” per donne Vittime di violenza domestica e prive di lavoro (abbiamo un ufficio di collocamento per detenuti, dovrebbe essere istituito, come accade in altri paesi, anche per le Vittime);
2) promuovere l’accesso al periodo di astensione lavorativa per entrambe i genitori almeno fino al primo anno di vita dei figli. Cosa che farebbe felici anche quei tanti padri che vorrebbero occuparsi a tempo pieno dei loro bambini;
3) potenziare l’offerta pubblica e privata degli asili nido e gli incentivi per gli asili condominiali e sul luogo di lavoro;
4) obbligare, per via legislativa, la parità degli stipendi prevedendo multe per i datori di lavoro che discriminano le donne.

 

Le donne hanno il diritto di avere un trattamento economico eguale a quello degli uomini. Una disparità priva di senso in un mondo nel quale le donne hanno un ruolo di primo piano nella politica, nell’economia, nell’ambito sociale e civile.

Si dovrebbe forse, allora, agire sulla Costituzione, in ottemperanza dell’obiettivo dell’UE di cui sopra e dell’Art. 4 comma 2 parte prima Conv., attraverso la revisione degli articoli costituzionali 36 e 37:

Articolo Cost. 36 (attuale)

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

  • MODIFICA SUGGERITA:

“Il lavoratore e la lavoratrice hanno diritto ad una retribuzione eguale e proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore e la lavoratrice hanno diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non possono rinunziarvi.”

 

Articolo Cost. 37 (attuale)

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

  • MODIFICA SUGGERITA:

Le condizioni di lavoro devono assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione, in particolare nei primi mesi di vita della prole fino a svezzamento avvenuto. La madre o il padre lavoratori hanno il diritto, regolato dalla legge, a un periodo eguale di astensione retribuita durante tutto il primo anno di vita della prole. La madre e il padre lavoratori hanno il diritto/dovere di condividere la responsabilità e la cura della prole e della gestione familiare. La maternità e la paternità non devono rappresentare un ostacolo all’ingresso nel mondo del lavoro o al mantenimento del posto conquistato, del ruolo e delle mansioni antecedenti la maternità e paternità laddove è l’uomo a prendersi cura della prole e della gestione domestica. E’ compito della Repubblica sostenere i genitori lavoratori attraverso il potenziamento dell’offerta pubblica e privata di asili nido e scuole dell’infanzia. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

In sostanza sul lavoro la donna deve essere pagata quanto l’ uomo, come la stessa costituzione prevede. L’uomo padre deve avere anche un ruolo di accudimento, tanto importante per i figli e per la coppia stessa. La figura maschile può e deve essere “essenziale” alla “funzione familiare”. Detta in altri termini, anche un uomo può, mentre la moglie lavora, ricoprire quel ruolo indispensabile da sempre affidato solo ala donna, di accudimento della prole e lavoro domestico. Senza nulla togliere alla sua mascolinità.

Italia Vera

@bbenedettelli

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