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Pozzo di acqua potabile etiopia

Un pozzo di acqua potabile

Un pozzo di acqua potabile in Etiopia per la vita. Contribuisci anche tu. Ecco come e perché. 

Adulti e bambini, che In Etiopia, a causa delle infezioni causate dall’acqua non potabile, della siccità e della carestia, il 12% dei bambini muore prima dei 5 anni di vita. La carenza di acqua ha un impatto negativo anche sull’igiene (la mancanza causa numerose malattie) e sull’agricoltura con conseguente e diffusa malnutrizione.

Ma anche sulla qualità e la sicurezza della vita di donne e bambine che – come si legge nel più recente rapporto ONU – sono Vittime di “persistente e pervasiva discriminazione sociale, di stereotipi, stigma e violenza, e ciò impedisce di esprimere il loro pieno potenziale”. Ad esse è affidata la raccolta dell’acqua che (anche non potabile), spesso le porta a fare chilometri di cammino, mentre gli uomini stanno comodamente ad aspettare nell’ozio.

Costruire un pozzo di acqua potabile significa non solo dare più salute e più vita, ma anche più ore alla vita di donne e bambine! E più sicurezza. Perché il rischio di violenze durante il tragitto è alto.

C’è una donna che ne ha costruiti tanti: Elisabetta Cipollone, mamma di Andrea De Nando, ucciso a Peschiera Borromeo (Mi) mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali insieme al fratello gemello, il 29 novembre del 2011. Elisabetta è una donna forte e determinata, che ha saputo dare nuova vita al figlio scomparso, grazie alla realizzazione di ben otto pozzi a lui intitolati in Etiopia, con l’aiuto del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo).

Partecipa anche tu. Fai una donazione direttamente al Vis o contatta Elisabetta su Facebook.  Basta poco.

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