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Rossella Brescia

Extra del 20 novembre 2009
di Barbara Benedettelli
Il primo amore di una ballerina è il palcoscenico. Il sipario si apre, la musica ti entra dentro e il tuo corpo comincia a “volare”. Mentre danzi vivi e trasmetti al pubblico emozione. Come avviene per ogni buona arte in essa ognuno trova ciò che cerca. Che cosa trova Rossella Brescia?
Un’ emozione bellissima. Divento al 100% il personaggio che interpreto, vivo un’altra vita e così facendo mi estraneo dalla realtà. Il solo modo per poter interpretare al meglio un ruolo, ma è anche qualcosa che su di me ha un fascino irresistibile.
In questi giorni sei in teatro con il balletto di Luciano Cannito “Carmen”. Quanto c’è di Carmen in Rossella?
Moltissimo. Lei rappresenta l’essenza della femminilità ostentata, il simbolo della donna che non vuole rinunciare alla propria libertà di vivere e di amare ad ogni costo. Carmen si innamora di un carabiniere seguendo un ideale di amore pieno, passionale, completo, ma poi, nel matrimonio, trova routine, freddezza, vuoto. Una prigione. Per questo “evade” cercando la riconferma dell’amore e della passione altrove, anche se è consapevole che questo percorso la condurrà alla morte.
A proposito di matrimonio, il tuo è finito nel 2008 e la separazione si porta dietro tanto dolore anche quando è una decisione comune. Molte persone però sono portate a pensare che se sei una star la sofferenza ti tocca solo marginalmente.
In realtà la vita privata di chi fa questo mestiere è fatta delle stesse piccole e grandi cose di tutti. Gli stessi amori, gli stessi umori, gli stessi dolori. Il quotidiano è pieno di alti e bassi come quello di ognuno. Il dolore tocca tutti allo stesso modo e con la stessa intensità. Io ho imparato che il matrimonio è come una pianta da coltivare con amore, con cura, e che per far vivere un rapporto è indispensabile la condivisione del quotidiano senza mai dare nulla per scontato. Questo lavoro invece è totalizzante, si prende tempo ed energie, tiene lontani.
Nella Carmen si affrontano i temi del tradimento, della vendetta, dell’ira. Li hai mai sperimentati su di te? 
No. Non sopporto la vendetta, è uno dei sentimenti che prego stiano lontani dal mio essere. Penso però che gli avvenimenti dolorosi e i sentimenti così forti e devastanti, tranne eccezioni, siano la reazione a una nostra azione. Siamo noi che costruiamo il nostro destino, la nostra vita, e tutto quello che facciamo ha inevitabilmente delle conseguenze. Per quanto riguarda il tradimento non mi ci vorrei mai trovare, puo’ succedere, ma credo che sia uno dei dolori piu’ grandi che si possano provare, qualsiasi ruolo si abbia nella storia.
Che cosa manca nella tua vita?
Un figlio.
Il tuo dolore piu’ grande.
Non c’è dolore più grande di quello della perdita dei propri cari, degli amori che non puoi piu’ riavere.
La tua gioia piu’ grande.
Ringrazio Dio perché me ne ha date tante. La nascita dei miei nipotini, il lavoro che mi piace, aver trovato un altro amore dopo la sofferenza di un matrimonio fallito.
La tua filosofia di vita.
Non ledere mai la libertà altrui. Non fare mai ciò che non vorresti fosse fatto a te.
Danza, tv, radio, fiction, spot. Quale di queste arti ti fa sentire piu’ completa?
Questa è una domanda che mi sono sempre posta anch’io. Forse in ognuna di esse trovo qualcosa che non trovo nell’altra, ma quello che mi fa stare davvero bene e mi fa sentire completa è la possibilità di intraprendere percorsi artistici inesplorati, di accettare nuove sfide.
Oggi lavori con Carla Fracci. Un sogno realizzato?
Proprio qualche giorno fa, mentre sistemavo la mia casa, ho trovato un diario di quando andavo alle elementari. L’ho sfogliato e mi sono soffermata su una pagina in cui avevo incollato un adesivo di Carla Fracci. Sotto c’era una frase: “quanto ti vorrei conoscere!”. Questo ritrovamento mi ha riempita di gioia e di tenerezza verso la bambina che ero. Una cucciola piena di sogni. Mi viene in mente un detto popolare americano: “Attento a quello che chiedi quando preghi perchè potresti ottenerlo!”.
Il tuo rammarico piu’ grande?
Forse quello di non aver fatto la ballerina classica nei grandi teatri. Da ragazzina ero complessata per il seno. Mi sentivo diversa da tutte le altre ed ero molto timida. Mi ero convinta di non essere all’altezza. Sbagliavo! Avere un corpo formoso non è un ostacolo al mestiere di ballerina classica, gli esempi ci sono e anche i mezzi per “rimediare”. Comunque poi ho recuperato!
Nel 2004 hai posato nuda per Max, come hai superato la timidezza? 
Sono una ballerina, con il corpo ci lavoro. L’allora direttore di Max mi è stato dietro a lungo per quel calendario e ha accettato una lunghissima serie di condizioni pur di avere me. Una di queste era la scelta del fotografo, Fabrizio Ferri, compagno di Alessandra Ferri – una ballerina meravigliosa alla quale mi sono ispirata – e artista di grande talento che mi ha messa a mio agio e per il quale sono fiera di avere posato.
Seno prosperoso, capelli scuri, una vaga somiglianza con la bellissima attrice Maria Grazia Cucinotta. Non ti fa arrabbiare quando ti paragonano a lei levandoti cosi’ un po’ di “unicità”? 
Maria Grazia è brava e simpatica. Però mi fa rabbia chi insinua che io all’inizio della mia carriera possa avere usato questa somiglianza per fare strada.
Non hai mai pensato di cambiare il colore dei capelli per non somigliarle piu? 
Ci ho provato, ma bionda sto malissimo! Ho provato anche con delle parrucche, niente da fare! Sono la classica donna mediterranea, e forse è questa la caratteristica che abbiamo davvero in comune.

 

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