Home / Recensioni / Recensioni di ’50 Sfumature di Violenza’
Recensioni dei lettori dell'ultimo saggio di Barbara Benedettelli

Recensioni di ’50 Sfumature di Violenza’

Recensioni dei lettori di ’50 Sfumature di violenza. Femminicidio e maschicidio in Italia’ (Cairo) di Barbara Benedettelli

Da Google Libri

Nelle prime pagine, ho avuto una sorta di stizzimento, che, col proseguito della lettura, si è trasformata, in un’incontrollabile fame di “sapere”, o meglio, scoprire un libro che sostiene il mio pensiero, formatosi negli ultimi sette anni. Essendo attiva nel sociale, ho riscontrato questa mera realtà, ma che, senza dati ne statistiche, non riuscivo a trasmettere in parole semplici. Io grande amante della lettura, purtroppo, causa deficit cognitivo, provocato da una patologia invalidante, seppur non riconosciuta tale, chiamata Fibromialgia, che mi ha portato a rallentare la capacità di lettura.  Se prima un libro lo finito in una settimana, massimo due, a seconda degli impegni di madre lavoratrice, unico punto di riferimento per i miei figli ormai adulti, mi ritrovo ad impiegare anche un anno per finire un libro. Ho bevuto di un fiato, forse in 20 minuti, dovendo tornare ogni tanto indietro perché perdo la concentrazione, sono arrivata al punto dove mancano alcune pagine del libro.
Mi sono fermata, perché ho intenzione di comprare il libro, o l’e-Book, perché sento questo libro vestito sulla pelle, di cui non voglio perdere nemmeno una pagina. Non ho ritenuto opportuno continuare la lettura per questo. Lo consiglio VIVAMENTE, a TUTTI! Di qualsiasi sesso, ed età, logico, con un’età adeguata alla comprensione, non tanto al dato anagrafico.
Non sminuisce il dramma del femminicidio, tutt’altro, ne sviscera le origini, offre la visione dell’altro lato della medaglia, che raramente, a meno che, non vivi il sociale come volontariato, o come operatore, si ritrova negli stereotipi odierni. Senza santificare né beatificate, uno o l’altro sesso. Lo trovo indispensabile, da passare ai propri figli, come ausilio di educazione verso il sesso opposto, ma forse nei confronti del nostro prossimo stesso.
Incuriosita dalla presentazione di questo libro, che scimmiotta volutamente, i tre best sellers, fa riflettere profondamente su questa nuova realtà.
Per capirci, non esiterò ad acquistarlo. Forse, quei pochi cerchi rimasti aperti, troveranno la loro chiusura, ed io potrò far finalmente pace coi miei sentimenti contrastanti
Vi invito quindi ad aprire il link e scorrere le pagine. A voi poi, la decisione di leggerlo a puzzle, o acquistarlo per leggerlo e rileggerlo.
Anastasia Adinolfi

 

Da Amazon libri

E’ vero che “lo dice pure la Convenzione di Istanbul”, ma è anche vero che in Italia, a suo tempo, le forze politiche pro adesione alla Convenzione più attive nell’azione sulle Camere, puntarono molto su una menzogna misandrica, allora molto in voga e divulgata presso tutti i media come fatto accertato e inconfutabile, secondo la quale la violenza maschile sarebbe la prima causa di morte delle donne in Italia: più del cancro, più degli incidenti stradali. Dunque: Convenzione di Istanbul sinonimo di difesa delle donne dalla dilagante violenza maschile.
Chiunque sia capace di far uso di discernimento critico e abbia un po’ di esperienza sulle cose del mondo, è perfettamente in grado di rendersi conto di quanto la moderna narrazione della violenza domestica sia pesantemente falsata da fanatismi e censure ideologiche.
Il libro di Barbara Benedettelli è una ventata di aria fresca, di lucida obbiettività in un contesto oggi quasi totalmente viziato da fanatismi, ipocrisie esagerazioni e menzogne vere e proprie.
Le cose che ho apprezzato di più (ma ce ne sono tante altre) sono la perfetta consapevolezza che la violenza domestica è, per lo più, una spirale in escalation di reciproche violenze non legate a un sesso o a un genere (dove alla fine “prevale” chi è costituzionalmente più forte), l’onestà intellettuale animata da intenti decisamente positivi (l’obbiettivo di fare davvero qualcosa di concreto per contrastare la violenza di genere prendendola per quello che è, senza pregiudizi sessisti) e l’intelligenza con la quale perseguire questa strategia, ossia senza attaccarsi a costrutti e teoremi alla moda o di segno opposto a quelli che vanno per la maggiore, ma prendendo tutto quello che c’è di buono in ciò che è stato fatto anche da chi porta avanti battaglie drogate dall’ideologia. La Convenzione di Istanbul, così come l’azione dei centri anti violenza, pur essendo spesso promossi da persone animate da forti sentimenti misandrici, grazie a un approccio intelligente come quello dell’Autrice, possono diventare forti strumenti di tutela delle tante sconosciute persone di sesso maschile oppresse dalla violenza di genere.
50 Sfumature di violenza dovrebbe davvero essere letto da tutti.

Michele Serra

 

La ricerca di Barbara Benedettelli in questo saggio è minuziosa ed illuminante.
Attestare che il fenomeno della violenza domestica non sia a senso unico, e fornire un quadro concreto delle conseguenze che essa determina in seno ai crimini che al suo interno vengono commessi, è un esercizio di grandissimo valore in questo momento storico. Anche le donne possono essere carnefici. Consegnare a tutti noi questa visione, che vede non soltanto la donna “vittima” della violenza, ma bensì anche l’uomo, è un atto dovuto, ed anche coraggioso. Ciò che emerge dai tanti racconti, e dalle testimonianze meticolosamente incasellate nel viaggio che attraversiamo leggendo le pagine del libro, è un pugno allo stomaco incredibile, una visione a 360 che non lascia spazio ad equivoci.
Esiste il “maschicidio”, temine coniato e provocatoriamente descritto nel libro, e la sua genesi ha una connotazione altrettanto violenta, se non a volte anche superiore, alla violenza domestica maschile. Alla fine della lettura del libro, viene naturale assimilare i due fenomeni come parte di un unico problema sociale. Ed è questa la grande forza e vittoria di questo saggio. Oggi siamo condizionati sicuramente dalle notizie, ed abbiamo una visione soggettiva ancorata a stereotipi consolidati, per cui viene facile indirizzare il nostro giudizio. Confesso realmente che io per primo, prima di leggere il libro, non avevo alcuna idea che dietro la parola “violenza domestica” fosse presente una così alta quantità di fenomeni che vedono la donna carnefice. Non avevo alcuna idea della violenza che potesse perpetrare una donna, nei tantissimi modi, sia fisica, che psicologica, sino a quella definitiva della morte. Ora ho una prospettiva completamente diversa. Ora ho consapevolezza che stiamo affrontando un fenomeno molto più vasto di quello che conosciamo. L’autrice non ci da risposte. Ma ci fornisce innumerevoli spunti di riflessione uniti a documenti di natura scientifica e statistiche puntuali che ci consentono di esplorare le mille sfaccettature della violenza domestica, fra matricidi, patricidi, figlicidi, e così via.
E’ un libro importante. Pioniere nella visione a tutto tondo di un fenomeno che nel tempo ha visto indubbiamente una escalation drammatica, ma del quale effettivamente le cronache fanno cogliere solo pochi dei tanti aspetti. L’autrice non certo tende a sminuire la drammaticità e l’efferatezza del fenomeno del cosiddetto “femminicidio”, che ha numeri enormi, ma tende a sottolineare l’importanza e la necessità di dover analizzare sotto il profilo sociale il fenomeno degli omicidi in ambito domestico nella sua interezza.
Pilastro indiscusso è la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia il 27 giugno del 2013 che “pur mettendo in primo piano la tutela della donna in virtù del numero sproporzionato di vittime, inserisce per la prima volta, in un trattato internazionale la possibilità che sia violenza femminile contro gli uomini”. Lo fa in primis utilizzando qualifiche neutre come “partner o coniuge”, tenendo quindi come giustamente sottolinea l’autrice, conto di tutti. Ed è quel “conto di tutti” che deve farci da guida nella comprensione, analisi e presa di coscienza di questa piaga sociale, se vogliamo debellarla, definitivamente. Un libro che raccomando a tutti, perché ci consegna una verità che oggi, da nessuna parte, è descritta così ampiamente e meticolosamente.

Roberto Furesi

 

Libro molto coraggioso e controcorrente. Mi piace lo stile di Benedetteli, totalmente de-ideologizzato, asciutto e aderente alla realtà dei fatti. Mi piacciono l’introspezione psicologica e l’approccio al problema, che è globale e riguarda tutti (contrariamente alla vulgata femminista che addebita a una sola parte la responsabilità del “tutto”). Probabilmente il crollo dei legami tradizionali, il punto di rottura e la torsione sentimentale che determina grande sofferenza e qualche volta, sbocchi violenti, sono purtroppo dovuti a quello che la Benedettelli indica molto bene, al passaggio generazionale ( si giustappongono esperienze di nonne, madri, fino all’autrice che porta la sua esperienza personale). Insomma vi è una crisi nei rapporti personali che appare quasi insolubile; le contrapposizioni dialettiche non aiutano. Crisi che ormai è percepibile attraverso il contatto con l’altro genere e con la sotterranea inadeguatezza dei tradizionali schemi. Una crisi che appare accelerata dall’incitamento allo scontro e alla violenza come sbocco contro l’altro sesso che risulta evidente nell’attuale femminismo 2.0 . Il giudizio è lusinghiero su un libro che scopre una “realtà criminale” nascosta per tanti anni per comodità come la polvere nera sotto il tappeto buono di casa …

Giannetto

 

Il libro di Barbara Benedettelli è una ventata di aria fresca.L’onestà intellettuale della scrittrice viene ben accentuata nelle pagine del libro

Max

 

Libro molto interessante, documenta abbastanza bene l’argomento e fa ben capire che il problema non è affatto unidirezionale uomo-donna ma è molto più grave e radicato. Recupererò altri libri dell’autrice, che ha un bel modo di scrivere, molto scorrevole.

Stefano P

 

Libro sconvolgente, equilibrato ed estremamente illuminante sotto più punti di vista! Ben strutturato, a tratti lo stile è romanzato e avvincente, specie quando l’autrice narra la storia della sua famiglia per dimostrare come la cultura sia cambiata in pochi decenni e non si possa dare la colpa di ogni male a quella patriarcale, che secondo chi scrive è solo una delle cause e non la principale della violenza contro le donne. Si vede che l’autrice si occupa da tempo di questi temi che qui affronta con una visione a 360° che non tralascia niente e nessuno. Finalmente ho capito cos’è il femminicidio che viene semplificato dai media e dalla propaganda e anche che cosa non lo è. Inquietante la parte relativa ai maschicidi ( la più ampia e documentata perché come spiega l’autrice è un fenomeno nascosto e merita di emergere ). Mai avrei pensato che anche un uomo può subire maltrattamenti anche fisici e continuati nel tempo esattamente come accade per le donne! Nel libro si fa anche un’analisi sociologica e filosofica ( oltre che politica) relativa al nostro tempo, all’incapacità i amare, alla logica di mercato che investe anche le relazioni. Si parla di figli che uccidono i genitori, di genitori che uccidono i figli, di anziani maltrattati e di depressione che porta al suicidio o all’omicidio. Si parla di quei divorzi che diventano guerre senza esclusioni di colpi e lo si fa con grande rispetto per le persone coinvolte. Si parla poi delle leggi sulla violenza domestica che come ben spiega l’autrice non vede solo le donne come vittime e della Convenzione di Istanbul che tutela anche uomini, anziani, bambini. Non sono d’accordo con la recensione in cui si dice che è ripetitivo, io l’ho trovato interessante e illuminante fino all’ultima pagina. Semmai insiste molto su alcuni aspetti del fenomeno che vede gli uomini vittime per dimostrare, senza ombra di dubbio, attraverso decine di dati, di testimonianze, di notizie estrapolate dalla cronaca locale che questa è una realtà concreta, più vasta di quello che crediamo e che deve essere presa in seria considerazione.

Carlo Piccinini

 

Un libro molto molto interessante che destabilizza quelli che sono gli stereotipi della vita dove è sempre e solo l’uomo a commettere violenze sulla donna; dove appare impensabile, quasi incomprensibile, che i “ruoli” si possano invertire; ma è anche così…facciamocene una ragione..brava, anzi, bravissima Barbara

Giuseppe

 

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

50 Sfumature di Violenza di Barbara Benedettelli