Home / In-Giustizia / Quando la libertà di uno vale più della vita degli altri. Caso Lucidi

Quando la libertà di uno vale più della vita degli altri. Caso Lucidi

Nel video le parole della mamma di Flaminia durante la  Tavola Rotonda alla Camera del 29 settembre 2010, una storia che si ripete migliaia di volte nel nostro paese…..

Nei giorni in cui si parla della scarcerazione di Stefano Lucidi, che uccise i due fidanzati di Roma Flaminia e Giordano, vorrei riproporvi alcuni passi del mio libro Vittime per Sempre…. Io non posso accettare che la vita non abbia “prezzo”. Non posso pensare che una vita umana stroncata in un attimo a causa della mancanza di rispetto di quelle regole che sono lì per impedire ciò avvenga, non abbia un valore grande. Che non abbia un prezzo così grande da indurre le persone a pensarci 6 volte prima di commettere azioni che SAPPIAMO possono produrre risultati irrimediabili!!! Come trovo inconcepibile in un paese civile un sistema della giustizia così fragile da arrivare a ribaltare le sentenze.Dolo o non dolo? Questo è il problema. E va risolto. Quando c’è la vita umana di mezzo non si può lasciare troppa possibilità all’interpretazione. Dolo o non dolo, una vita è una vita, un prezzo lo deve avere, SEMPRE. Quel prezzo si chiama lbertà!
BB

Quanto segue è Tratto dal libro Vittime per Sempre, il saggio-inchiesta che ha la presunzione di modificare le coscienze e nel quale ho volutamente inserito quelli che chiamiamo incidenti stradali insieme a casi di omicidi di diverso tipo. Perché troppo spesso non si tratta di incidenti. Quanto segue è tratto dall’intervista a Walter Zara, papà di Antonello, ucciso in Sardegna mentre, con il suo motorino, tornava a casa (…)

Walter è un uomo mite. Ti guarda calmo, composto e ti chiede aiuto con le parole ma prima ancora con lo sguardo. La sua speranza è quella di poter dare a suo figlio dignità, valore e giustizia. E se noi cittadini, noi istituzioni, noi umanitari, noi educatori, magistrati, medici, psicologi, sociologi, uomini di fede o laici non sappiamo ristabilire equilibrio tra quella morte innaturale e la vita che resta, allora tutto è perduto per tutti.

È stato sconvolgente per me leggere il verbale di quella notte. Un fascicolo di fotocopie che raccontavano con la freddezza della morte stessa la fine di un essere umano sano, bello come il sole, sereno. Mi ha dato fastidio vedere parti prestampate, impersonali, sbarrate, e altre compilate con la fretta di chi esegue un mestiere “burocratico” con cinismo. Un cinismo certamente necessario a non farsi schiacciare, ma perturbante se osservato dall’esterno. Terrificante, credo, per un genitore che da quel momento diventa personaggio silenzioso e scomodo di una vicenda di cui è parte involontaria e che adesso non si occupa più di lui: 

Invitate separatamente ad esaminare attentamente il cadavere qui presente e a dichiarare a chi abbia appartenuto in vita, esse hanno, concordamente dichiarato che apparteneva alla persona chiamata…………………… 

Sfogliando quelle pagine non ho potuto fare a meno di trattarle con una cura quasi maniacale. Fotocopie, eppure così importanti per i genitori di quel ragazzo che non c’è più. Fogli dal peso enorme per chi riconosce il valore di una vita umana e che raccontano, in una sintesi “mortalmente” riduttiva, un evento che ha l’immensità del cielo. Leggevo e mi chiedevo come faccia un genitore che poco prima aveva parlato al telefono con il proprio figlio, che lo ha riempito di baci e carezze quando era bambino, che ha sofferto quando per la prima volta si è fatto male, che ha gioito mentre lo accompagnava verso il suo futuro di uomo felice, sano, capace, come faccia a leggere un fascicolo che è stato prestampato come banale routine. E come faccia poi a resistere al male psicologico, fisico, quando la legge emette sentenze come questa. 

 L’imputato del delitto previsto all’articolo 589, primo e secondo comma codice penale, perché mentre si trovava alla guida della sua autovettura Bmw Serie 1 […] mentre effettuava una curva destrorsa, per negligenza, imprudenza, imperizia, violazione di leggi e regolamenti, in particolare dell’articolo 143 comma 12 del codice della strada, nel procedere alla velocità di circa 81 km/h, superiore al limite generale di velocità nelle strade urbane (50 km/h) e comunque non commisurata alle caratteristiche del tracciato stradale, invadeva completamente la corsia di marcia apposta ove sopraggiungeva il ciclomotore di marca Honda tipo Sky […] guidata da Zara Antonello, andando così a collidere contro il medesimo, con conseguente violentissimo urto, nel quale Zara Antonello riportava lesioni personali che ne provocavano il decesso . […] Pena base mesi 27, concessione della attenuanti generiche = mesi 18; riduzione ex articolo 444 c.pp.= mesi 12; subordinando l’efficacia della richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena. […] Per quanto precede, la pena concordata dalle parti appare correttamente determinata e adeguata-considerati tutti i criteri di cui all’articolo 133.cp. […]Può essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, in quanto si tratta di soggetto incensurato e può ritenersi che in futuro si asterrà dal commettere reati. Ai sensi dell’articolo 222 del codice della strada va inoltre disposta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, per un lasso di tempo che avuto il riguardo della personalità dell’imputato e a tutte le circostanze del caso concreto – e in particolare alla gravità della colpa, consistita nell’aver affrontato una curva destrosa a visuale impedita mantenendo una velocità superiore al limite e tale da non consentirgli di rimanere all’interno della corsia di competenza – può essere determinato in 18 mesi (mesi 27 – 1/3 ex art. 222, co.2bis c.d.s. 9). 

In questa sentenza si può leggere tra le righe il significato di un “ordinamento proreo”. Il riguardo verso «la personalità dell’imputato» appare totale. La Vittima è solo “un cadavere” capitato sulla sua strada. Un incidente appunto, per il colpevole però. Il solo per cui si ha riguardo nonostante la sua «negligenza, imprudenza, imperizia, violazione di leggi e regolamenti». L’impunità non è percepita soltanto, è legalizzata. È reale come quel: «si tratta di soggetto incensurato e può ritenersi che in futuro si asterrà dal commettere reati». Non è un reato e basta. È un omicidio, ma anche di questo, nella sentenza non si parla. Per pudore? «La pena concordata dalle parti appare correttamente determinata e adeguata». Ecco, appunto “appare”. Anzi, neanche questo. 

Il passato è morto insieme ad Antonello. La legge guarda al futuro e nella sostanza non puniscsulla base della presunzione che essendo incensurato il reo si asterrà dal commettere altri reati. Per quello già commesso, gravissimo, la condanna penale nei fatti è pari a zero. La responsabilità personale di cui si parla all’articolo 27 della Costituzione è superflua. È un concetto che riguarda l’atto commesso, e l’atto commesso qui sembra non contare più. Come si fa a dire che una pena sospesa «appare adeguata all’entità della condotta e alla gravità del fatto»? Che ci sia stato, come si legge nella prima pagina del fascicolo fotoplanimetrico, un «sinistro con esisti mortali» non cambia niente? Eppure da quel giorno sono cambiate molte cose per un’intera famiglia che prima viveva, adesso sopravvive a una scomparsa che nessun essere umano può sopportare.

Barbara Benedettelli ( Vittime per Sempre – Aliberti Editore)

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

50 Sfumature di Violenza – Booktrailer

50 Sfumature di Violenza di Barbara Benedettelli
x

Check Also

Legittima difesa

Legittima difesa?

Ragazza arrestata dopo avere accoltellato il padre per difendere la madre aggredita. E’ legittima difesa? ...