Papa Francesco e i “conigli”

Finalmente un Papa che sa parlare a tutti. E noi lo mettiamo “alla croce”.

Finalmente un Papa “scende tra noi” e noi che facciamo? Lo mettiamo “alla croce”.  “Essere cattolici non significa fare figli come i conigli”. Una metafora, anche corretta, e casca il mondo. E’ scandalo.

Lui usa metafore chiare a tutti. Usa parole semplici, modi di dire comuni, e colpisce nel segno. E noi che si fa? Lo si interpreta alla lettera. Metafore e satira a lui non sono concesse.

Caro Papa Francesco, ha ragione: siamo conigli!

Chiunque può parlare per metafora, può rompere schemi e convenzioni. Lui no? C’è perfino chi ritiene la satira “alta forma di espressione”. Possiamo stravolgere tutto, in nome della libertà di espressione (che a lui non è concessa), per denunciare, per desacralizzare, per demolire se serve. Lui no.

Lui deve usare “parole sante”. Deve parlare difficile. Non sia mai che quanto dice arrivi a tutta la fattoria. Poi le pecore si ribellano al pastore!

Caro Papa Francesco, vada avanti così. Finalmente abbiamo un Papa che parla a tutti, credenti e non credenti. Un Papa “papà”, che quando c’è da dare “un pugno” morale lo dà. E mi creda, quel pugno arriva. Perché è dato con amore. E l’amore, come affermo nelle 200 pagine del mio ultimo libro, ci salva!

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