Nicolina Pacini e stata ammazzata con un colpo di pistola sparatole in faccia, a distanza ravvicinata, alle 7,30 del 20 settembre.

Ho sentito due colpi. Ho visto lei a terra e lui che è scappato con la pistola.  Ultimamente aveva paura, sapeva che c’era pericolo...”.

Sono le parole di un’amica. A colpirla Antonio Di Paola, 36 anni, che prima di suicidarsi – come già aveva tentato di fare – ha voluto infliggere il dolore massimo alla donna che lo aveva lasciato, Donatella Rago.

Una madre spezzata. Nonostante le accuse, da parte del popolo della rete, di aver usato la tragedia per qualche minuto di celebrità, pubblicando su FaceBook alcuni post mentre la figlia era esanime.

Per Nicolina, 15 anni appena compiuti, la seconda liceo era cominciata da poco. Quel mercoledì mattina era uscita con i libri sulle spalle e la voglia di un futuro che si è fermato per sempre 24 ore dopo.

Voleva fare l’ostetrica, veder nascere ogni giorno nuove vite. Invece ha dovuto sentir sfumare la sua. A sparare una mano sola. Ma in quanti l’hanno uccisa?

Come per Noemi, la cui fine ha suscitato l’indignazione della politica e della società civile, c’è il sospetto che si tratti dell’ennesima morte annunciata. Tanto che, ancora una volta, il Ministro della Giustizia ha dovuto mandare gli ispettori a verificare l’operato delle istituzioni.

Il presidente del tribunale per i minori di Bari afferma che “la vera difficoltà nel dare risposte certe a casi come questo è l’individuazione del livello di pericolosità“.

C’erano le denunce, le minacce, un coltello, una persona che aveva già avuto problemi con la giustizia per la sua indole violenta. Una situazione di grave disagio familiare. Cosa serviva ancora?

Forse una celere comunicazione tra procure e tribunali. Perché le denunce non sarebbero mai arrivate all’attenzione del Tribunale dei Minori, che aveva in carico la vicenda familiare di Nicolina.

I Pacini hanno vissuto a Viareggio con i figli fino alla separazione, quando sono cominciati i problemi. Dal 2007 i bambini erano sotto la tutela dei servizi sociali per un “difetto di accudimento” legato a motivi abitativi, economici e, sembra, di aggressività dei genitori.

Nel 2013 Nicolina e il fratello dodicenne sono stati affidati ai nonni materni, che vivono a Ischitella (Foggia). Ezio, il padre della vittima, era rimasto a Viareggio, Donatella invece li aveva seguiti nel paese natale.

E’ qui che nel 2015 è cominciata la relazione con Di Paola. Una storia tormentata, durante la quale lui, nel 2016, aveva già minacciato con un coltello proprio Nicolina. A seguito della denuncia della madre era stata effettuata una perquisizione e sequestrata l’arma.

Ma nessuna misura cautelare per l’uomo, che solo un anno dopo Donatella ha lasciato definitivamente. E lui, come afferma Ezio dal quale la donna si era trasferita da circa un mese, si era trasformato in uno stalker:

ogni giorno le telefonava, mandava sms, messaggi vocali. Minacciava lei, me, i nostri figli”. E allora giù denunce. Il 23 agosto ai carabinieri di Ischitella. Il 12 settembre a quelli di Viareggio, dopo l’ennesima minaccia a Nicolina che non voleva rivelare dove si trovava la madre.

La sera prima dell’epilogo a Donatella sono arrivati alcuni sms: “Tu non metti la pace, io sono pronto”. Lo era davvero. Quello che resta sono lo sconcerto per una morte che doveva essere evitata, e le reciproche accuse: “È tutta colpa sua, doveva stare con i figli”, afferma il cugino della donna.

Non credo di avere fatto niente di male, tranne che lasciarla nelle mani sbagliate», ribatte lei che, ancora su FaceBook e in Tv, accusa i genitori di non aver protetto sua figlia.

Poi accusa i servizi sociali, che voleva spostassero i ragazzi da Ischitella. E le forze dell’ordine, alle quali avrebbe detto che lui era armato.

Invece Ezio, nel suo dolore composto, il giorno del funerale accasciato sulla bara bianca della sua bambina le fa una promessa: “Papà te lo promette. Per tutto quello che ti hanno fatto. Tutti, tutti pagheranno”.

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)


Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è giornalista, saggista, attivista per i diritti delle Vittime di ogni forma di violenza.