Noemi Durini, 16 anni e un omicidio atroce, avvolto nel giallo e nell’indifferenza, che diventa l’ulteriore violenza di chi vorrebbe fare giustizia con bottiglie incendiarie, gettate sul terrazzo della casa del reo confesso.

E’ questa la cifra di un delitto che, come per la morte di Sarah Scazzi, ha tutti gli ingredienti per diventare il “reality horror” dei prossimi mesi.

Montesardo di Alessano, 1.369 abitanti, dove vive il 17enne omicida L.M., e Specchia, 5000 anime, dove viveva Noemi.

L’aggressività di lui non era un mistero: “Non voleva che mia cugina vedesse altre persone, la picchiava“, dice Davide. “Era diventata una possessione”, afferma l’ex di Noemi.

Una possessione che i genitori di L. hanno detto in Tv che apparteneva a lei: “Lo aveva fatto diventare un mostro”, dice la madre, “costringendolo a 3 Tso” (trattamenti sanitari d’urgenza). L

‘ultimo il 21 luglio, che però, in una lettera inviata da L. a Noemi il 30 agosto, sarebbero stati causati proprio da loro:

Una sera furono talmente tante le lamentele dei miei che io cominciai a ribellarmi scatenando tutta la rabbia che avevo verso di loro. Quella sera volarono forti manate tra me e mio padre, talmente tante che io svenni e loro chiamarono il 118”.

Immagine, quella di una Noemi “diabolica”, che contrasta con ciò che emerge dal diario FaceBook: una ragazzina trasparente che sorrideva anche quando era triste, per non darla vinta a chi le voleva male.

E per la quale l’amicizia era un valore irrinunciabile, come quell’idea che l’amore è vero solo se è geloso e bastardo.

E poi infiniti appelli al padre, allontanatosi da casa dopo la separazione: “Papà ho bisogno di te, torni?”. Lui, strozzato dal dolore, ha una sua verità in tasca: il ragazzo “sta nascondendo suo padre, lo protegge”.

Gli inquirenti hanno indagato l’uomo per occultamento di cadavere. Il ragazzo quella notte guidava, senza patente, la Fiat 500 dei suoi, dove ci sono tracce ematiche. Ha confessato.

Ma le sue versioni sono contrastanti: uccisa con le pietre. No, con il coltello che avrebbe portato lei per uccidere i genitori e la sorella di lui. Versione sostenuta anche dai genitori che il giorno dopo, in Tv, hanno mostrato un biglietto che avrebbe scritto il figlio:

Quello che ho fatto è stato per l’amore che provo per voi. Noemi voleva che io vi uccidessi per potermi avere con sé…“. Come si spiega questo amore per loro alla luce della lettera consegnata il 30 agosto a Noemi?

Passata la settimana del Tso, convinsi mio padre e mia madre che l’avrei eliminata dalla mia testa e così non fu. Io la amo ancora e non la tradirò mai, per poter tenermela stretta e più in là sposarmela“, scrive.

Ma la sera prima del delitto al migliore amico avrebbe detto: “O mi uccido o vado a ucciderla”. Alle 0,5 circa le invia un messaggio: “Esci un attimo”.

E lei lo ha fatto in pigiama, lasciando sul comodino cellulare, sigarette e documenti. E’ credibile che abbia portato un coltello? Se sì, per aggredire o per difendersi?

Ancora in Tv la madre di lui afferma: “Si è liberato mio figlio”, “Forse, mi sono liberata”. Replica la mamma di Noemi: “Sono tutti complici!”. Pur di liberare la figlia dall’ossessione era disposta ad affidarla ai servizi sociali, mai arrivati.

A luglio aveva denunciando L. per lesioni. Il 28 agosto lo hanno fatto per stalking i genitori di lui. Una situazione allarmante e sottovalutata. Nella convalida del fermo si parla di “un’organizzazione borderline di personalità”.

Ma non ci sono elementi per ritenere che al momento del delitto L. non fosse “pienamente capace di intendere e di volere”. La difesa punta alla semi-infermità, che non gli eviterà la condanna.

E’ già successo nel 2013 a Corigliano Calabro (Cosenza): Fabiana Luzzi, 15 anni, è stata accoltellata e bruciata viva dall’ex 17enne. Lui ha ottenuto la semi-infermità, ma anche la condanna a 18 anni.

E anche lì, c’erano state denunce inascoltate.

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)

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Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è giornalista, saggista, attivista per i diritti delle Vittime di ogni forma di violenza.