La politica deve tutelare Abele – le vittime di reati violenti meritano giustizia e riconoscimento. Un appello che parte dal cuore delle famiglie ferite e arriva fino alla coscienza nazionale.
Politica e giustizia: chi parla per Abele?
Esiste un mondo vasto che intravediamo soltanto: il mondo delle Vittime della violenza, dei familiari di chi è stato ucciso. Un mondo che ci spaventa, perché racchiude le nostre paure più profonde, realizzate. Un mondo solido come pietra. Un dolore che anche Gesù, ancora uomo, ha sofferto nella carne trafitta. La politica tuteli Abele. Abele, ossia le Vittime tutte, chiede ascolto e giustizia. Pensate a una madre. Al male dell’anima e fisico di una donna alla quale sono stati uccisi i figli. Pensatela impotente di fronte all’ingiustizia, piegata. Scarnificata. Eccola, è lei che parla. Che grida. Che chiede ormai senza più voce, giustizia.
Martini, il peccato e il vuoto morale
Oggi possiamo definirci liberi. Liberi di auto-determinare i nostri destini. Ma siamo ancora incapaci di renderci “liberi di vivere”. In che senso? Nel senso che diamo più valore, più peso, alla libertà di un assassino, che alla libertà di vivere della sua vittima. Aveva ragione il cardinale Carlo Maria Martini: «Dio ha forse creato l’uomo desideroso di giustizia ma incapace di realizzarla?». Ci indigniamo per i messaggi devianti dei media, ma che messaggio dà un sistema giudiziario che giustifica e perdona delitti gravissimi contro la vita e l’integrità umana?
La crisi dell’uomo e l’espulsione di Dio
Il perdono è un sentimento nobile. Ma non può essere la scappatoia dalla responsabilità. Non può annullare la colpa o eludere la pena. Oggi, nell’epoca in cui si paga tutto, nulla costa meno di una vita umana. Siamo magnanimi con la vita anche quando viene spezzata. Scendiamo a patti con il male, invece di vincerlo. Di governarlo. Di impedirgli di distruggere.
Ancora Martini ci guida: «Su tre cose si regge il mondo: la giustizia, la verità, la pace. Ideali troppo alti per essere raggiunti, ma troppo necessari per farne a meno». Viviamo una crisi d’identità. Un cambiamento epocale. Per secoli, la morale cristiana ci ha sostenuto. Ma oggi, la stiamo cancellando. Tra una crisi e l’altra, viviamo il nichilismo: la perdita di ogni valore. È da qui che dobbiamo uscire.
La vita è sacra: perché nasce “Vittime per Sempre”
Dobbiamo ritrovare Dio nella vita stessa, nel valore che dobbiamo imparare a darle. Non è vero che la vita non ha prezzo. Il suo valore si chiama libertà. Da questa consapevolezza nasce Vittime per Sempre: un testo che piange, grida, chiede attenzione. Un libro civile ed etico che vuole diventare anche un atto politico. Non possiamo permettere che chi è stato strappato alla terra venga dimenticato.
Non possiamo accettare un sistema che tutela i diritti umani solo dei colpevoli. La legge deve riconoscere come “immensità” le vite distrutte, le ingiustizie subite, il dolore delle Vittime. Una legge umana serve per impedire che gli uomini si annullino l’un l’altro. Deve essere certa. Severa. Vera legge.
Il peccato e la giustizia secondo la Bibbia
La Bibbia è un testo universale. Anche per i non credenti. Ricorda con forza la differenza tra peccato veniale e peccato mortale, tra consapevolezza e ignoranza, tra responsabilità e colpa deliberata. Il peccato mortale non è un concetto religioso: è la radice profonda dell’ingiustizia.
E verso il cielo grida ancora il sangue di Abele. Come gridano le vedove, gli orfani, i genitori. Là dove l’urlo degli innocenti si fa potente, rimbalza sulla terra e cerca ascolto. E se il prossimo resta sordo, se la società intera non lo sente, quel grido continuerà a echeggiare.


