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Io dico no!

No. No alla violenza. No alla liberta’ autoritaria che nega salute, serenita’ e vita. No all’abuso. No a quella poverta’ interiore, culturale, morale e spirituale che genera tutte le miserie del mondo. Sono molte le persone animate da una voglia incontenibile di modificare lo stato delle cose. Gente che grida: ‘Basta’. Basta con le ingiustizie. Basta con questa assurda perdita di valori essenziali che ci divora.

Noi cittadini che rispettiamo lo Stato e le sue leggi chiediamo protezione e certezze. Chiediamo, prima di tutto, ciò che se mancasse negherebbe tutto: libertà dalla sofferenza fisica e psicologica, libertà dal dolore devastante provocato dalla violenza umana, libertà di non dover mai subire la perdita improvvisa e violenta di chi si ama. Sono davvero troppi coloro che soffrono pene degradanti, la tortura dell’anima e del corpo o che muoiono ogni anno, ogni giorno, a causa di delitti tremendi generati dall’odio, dalla cattiveria, dall’incapacità di amare, dall’immoralità o semplicemente dall’irresponsabilità.

Sono centinaia di migliaia le famiglie, ogni anno, che si trovano a dover fare i conti con la morte improvvisa e ingiusta di chi amano. Persone che poi si trovano di fronte a un sistema penale che uccide una seconda volta chi è già stato sepolto, e infligge sofferenze atroci a chi, a quelle morti tremende, sopravvive.

A tutto questo dobbiamo dire, con forza: No! 

Oggi ci sentiamo prigionieri di una società che, attraverso i propri errori e il loro mancato riconoscimento come tali, ha reso fragili le mura che la contengono. Mura necessarie al vivere civile, alla coesistenza di diverse individualità e che non sono limitanti la libertà. E’ grazie ad esse se le libertà individuali si manifestano ed evolvono nel rispetto reciproco. Sono troppi i fatti legati al crimine violento che lasciano la sensazione, comune a molti cittadini, di abbandono da parte della giustizia. Troppa l’impunità verso reati considerati minori dallo Stato solo perchè le condanne previste sono inferiori a un certo numero di anni. Condanne che non corrispondo, quasi mai, a pene effettive. Certe. E se la pena non è certa, se non è inderogabile, non serve a nessuno: nè alla società, nè al reo, nè alle Vittime. Le Vittime si sentono come abbandonate e sono costrette al silenzio o a trovare la forza necessaria per gridare al mondo: voglio giustizia!

Non “vendetta”, sia chiaro. La vendetta chiede più di ciò che è statao tolto. La giusatizia è equità, riparo del torto subito, ristoro ma anche prevenzione, sicurezza. Garanzia che le nostre libertà fondamentali sono tutelate: quelal di vivere, e di esistere in serenità e salute.

E’ vitale e necessaria la revisione dei reati e delle pene. Revisione che deve tenere in considerazione l’art.49 ( comma 3) della Carta Europea dei Diritti Umani e che non può guardare, per il bene di tutte le parti in causa, solo ai diritti del colpevole. 

Il metro primario del giudizio in caso di reati contro la persona non può essere la motivazione che spinge il reo a compiere un determinato atto, deve essere invece l’effetto che quell’atto ha prodotto nel mondo. Le cause sono secondarie e troppo spesso aleatorie e arbitrarie. Al tavolo della trattativa politica che riguarda il sistema giustizia devono poter partecipare tutti gli attori coinvolti nel reato: il reo, le Vittime, i cittadini che vittime non devono diventarlo. Solo così si potrà trovare davvero una via capace di dare alla giustizia quella G maiuscola che non riesce a ottenere.

Si parla dell’umanità del pedofilo, dello stupratore, dell’assassino. Ma dov’era quell’umanità nel momento in cui egli compiva, a volte anche ripetutamente, un’ azione che si può definire universalmente dis-umana? Come possiamo tutelare ed essere tutelati dalla violenza e dalla follia altrui se i diritti fondamentali, i valori primari, i principi e le leggi non rispettati non hanno conseguenze eque, definite e definitive,certe? Tutelare le esistenze distrutte dalla delinquenza dovrebbe essere il primo obiettivo della giustizia. Della legge. Perché è la vita che per prima, dobbiamo difendere.

Il primo obiettivo invece non è mai la Vittima, è il carnefice. Le famiglie degli uccisi non vengono considerate disagiate, i colpevoli e le loro famiglie si. Questa è giustizia?

Basta con il lassismo che generalizza e banalizza i diversi reati. Basta con l’indifferenza di chi pensa che le cose accadono sempre e solo agli altri. Gli altri siamo noi! Dov’è il rispetto per la vita in una città dove in pieno giorno, in mezzo a tanta gente, una ragazza disabile che percorre le strade con la sua carrozzina è seguita, raggiunta, rapinata, uccisa?

Dobbiamo indirizzare i nostri sforzi, le nostre intelligenze, i nostri talenti, nel cercare di ridonare valore alle cose di tutti. Diamo valore innanzitutto a ciò che ha valore sopra ogni altro: la vita. 

Cominciamo a dare tutti qualcosa. Che sia un talento, un bene, o un’idea che unita a decine di altre idee possa essere il fondamento di un Paese sempre migliore.

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