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Infanzia violata. Massimiliano Frassi

Massimiliano Frassi è il fondatore dell’Associazione Prometeo onlus, che da diversi anni si occupa di lotta alla pedofilia. Lavora per creare una presa di coscienza del problema da parte della società. 

Massimiliano come hai cominciato questo percorso nel sociale?

Ho cominciato come obiettore di coscienza occupandomi di disagio grave negli adulti. Mi sono buttato dentro queste vite alla deriva: drogati, alcolizzati, vagabondi e mi sono trovato assunto in un centro di ascolto alla stazione. Da lì ho cominciato a fare conferenze con l’intento di sensibilizzare la gente su queste realtà che facevano paura ma che devono essere conosciute per poterle cambiare. Una necessità che è nata quando, portando una ragazza malata di AIDS a un bar per prendere un caffè, il barista non l’ha servita perché temeva il contagio. Allora non c’erano le cure e l’informazione che c’è oggi ed è stato davvero terribile… 

Che cosa ti ha spinto a occuparti di pedofilia?

Un amico mi ha chiesto di moderare la presentazione di un libro sulla pedofilia, I santi innocenti di Claudio Camarca. L’ho fatto e il telefono ha cominciato a squillare. Le Vittime mi cercavano per capire come comportarsi. I giornali ne avevano parlato e chi chiamava mi diceva: “Avete raccontato la mia storia”, perché purtroppo si somigliano tutte. Un giorno una signora mi ha detto che aveva sospetti su un vicino di casa. Era certa che quando la moglie andava al lavoro, il marito abusava della bambina perché sentiva i rumori. Così sono andato a casa sua, abbiamo aspettato che la vicina uscisse e ho sentito con le mie orecchie che era davvero così. Abbiamo chiamato la polizia che lo ha colto in flagranza di reato e da lì mi si è aperto un mondo. Ho capito che potevo fare qualcosa di concreto. Ho passato l’estate a cercare di specializzarmi e ho cominciato a fare una cosa banalissima ma importante: mettere in contatto, partendo da Bergamo, i vari servizi del territorio. Chi è in comune, chi nelle Asl, e ho scoperto che tra di loro non si conoscevano neppure, che non collaboravano. Così abbiamo cominciato a creare una rete, i casi sono diventati due, tre, cento, mille ed è nata Prometeo che oggi è una realtà nazionale. Abbiamo creato un Coordinamento Nazionale Vittime della Pedofilia e suggerito alle Vittime di alzare la testa perché se guardi l’orco in faccia è lui ad abbassare lo sguardo. La loro ferita è aperta e si deve cicatrizzare, rimarrà una cicatrice e ogni tanto darà fastidio, ma finché è aperta saranno Vittime per sempre nel senso più negativo del termine. Ci sono donne che anche quarant’anni dopo la morte dell’orco stanno ancora male, si tagliano, hanno attacchi di panico e il lavoro che si fa con loro è proprio aiutarle a elaborare questo tipo di dolore.  

Quanti casi avete riunito?

Oggi sono milleseicento tra adulti che hanno subito abusi da piccoli e genitori che hanno avuto bambini Vittime di abusi. 

Qual è il caso più che ha avuto i risvolti più positivi?

E’ quello di Chiara, abusata in famiglia. Quando l’ho conosciuta, quattro anni fa, facevo un corso per la polizia, e lei mi ha raggiunto con l’operatrice della casa famiglia che la ospitava. Aveva passato l’estate con la maglietta di flipper, il mio cagnolino, che era diventato l’immagine dell’associazione. L’operatrice aveva trovato anche il mio libro sul tavolino di Chiara e aveva pensato di portarla da me. Quando è arrivata aveva un maglione di lana che ricorderò sempre, era enorme. Lei si teneva il collo alto sulla faccia e aveva le maniche di tre taglie più lunghe che coprivano le mani. Appena l’ho vista le ho detto: “Che bello, faccio un colloquio con i Teletabbis, pensa che credevo di dover andare fino a Londra per vederli da vicino”. Si è rilassata subito, ma a quel colloquio ho parlato sempre io, lei mi diceva si no si no, poi ci siamo dati un altro appuntamento e questa volta ero io a stare in silenzio. Ecco, Chiara oggi è incinta, diventerà mamma, e questo per me è un grande traguardo. 

Il caso più brutto?

Non c’è un caso più brutto, lo sono tutti… Certo quando i bambini abusati sono molto piccoli è terribile. La più piccola che abbiamo avuto aveva sei mesi… 

Come sei mesi, come si fa ad abusare di una bimba così piccola?

Il nonno, scoperto dalla madre – tra l’altro figlia dello stesso -, si spogliava e si masturbava sulla bambina. Le faceva anche delle fotografie, la prova provata. 

Come vi sostenete?

Con il 5%x1000, la vendita dei libri, le donazioni e il tesseramento Amici di Prometeo… Ma non è facile. Il nostro taglio è quello del pirata che va all’arrembaggio. In questo modo sei molto apprezzato dalle Vittime, ma ti fai molti nemici e devi affrontare attacchi di ogni tipo…  

Massimiliano, cosa ti rimane addosso di queste vite la sera, quando torni a casa?

Se vuoi entrare in queste esistenze devi portarle con te sempre, non è facile, ma poi ti svegli al mattino e magari trovi un messaggio, una mail, una telefonata che ti fa andare avanti… Proprio ieri ho ricevuto una lettera da incorniciare e sicuramente nei giorni peggiori la leggerò. Poi so che sto facendo qualcosa che fa bene a chi soffre, i gruppi di ascolto funzionano e anche i nostri suggerimenti sono utili. Noi suggeriamo ai genitori di credere ai loro figli, di aiutarli a tornare alla vita senza puntare tutto sulla giustizia, se poi arriva bene, ma se punti tutto sulla giustizia passi dieci anni a massacrarti per cadere in un baratro perché purtroppo i pedofili sono agguerriti, a volte insospettabili con amicizie in luoghi strategici e in troppi la fanno franca. 

E continuano a fare male ai bambini…

Già. Per questo è importante sensibilizzare l’opinione pubblica, sostenere le Vittime e informare chi non lo è su come questi mostri agiscono.

di Barbara Benedettelli © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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