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Gender X per i neonati? Un sopruso

Gender X per i neonati? Un sopruso. Inaccettabile l’imposizione alla nascita. 

So bene di toccare la natura complessa dell’identità sessuale e di quella costruzione sociale che abbiamo chiamato genere.

E posso capire che per alcune persone, che non riescono a identificarsi con quella costruzione sociale corrispondente al sesso biologico, sia fondamentale un riconoscimento legale che ponga fine a una guerra forse più con se stessi che con una società aperta come quella odierna.

Ciò che trovo aberrante è che chi chiede la licenza di essere ciò che sente di essere, al di la di quello che volente o nolente è per natura, tolga questa licenza ai nascituri.

È questa la vera novità della legge newyorkese sul Gender X: la possibilità per i genitori di mettere una X al posto del sesso biologico nel certificato di nascita.

Chi chiede rispetto e dignità, come coloro che hanno voluto questa legge, nega rispetto e dignità a un piccolo essere inconsapevole.

Quello di cui non si tiene conto è che mascolinità e femminilità sono in primis un determinismo biologico (o genetico) al quale non possiamo rinunciare se non vogliamo rinunciare alla nostra umanità. Un determinismo che femministe e parte delle persone Lgbt vogliono invece annullare sul piano politico e culturale.

Quale miglior modo di utilizzare una X, in cui sono rinchiusi tutti i generi esistenti (almeno 23 per la Human Rights Commission) compresi maschio e femmina?

Il binomio uomo/donna, mal sopportato da minoranze che pretendono di modificare un’intera cultura secondo ideologia, quella «categoria binaria» ritenuta una forma di oppressione, rappresenta invece la nostra essenza.

Il corpo è dell’individuo e deve rispondere solo al suo libero arbitrio, ma in quell’equazione straordinaria che è la natura il corpo umano è anche humus della vita. E quello di un neonato non appartiene a chi lo ha generato.

Il corpo umano non è un contenitore vuoto. È un pezzo di ognuno di noi senza il quale la nostra esistenza non è possibile. Ed è un dono della natura, che si può accettare o rifiutare quando si è abbastanza grandi da poter scegliere, ma che non può essere negato per ciò che è a un bambino che nasce.

Quella X è una dichiarazione politica, non può essere ciò che determina l’identità di una nuova esistenza, le cui uniche X da riconoscere per rispettare la sua dignità e la sua umanità, sono quelle genetiche: XX Femmina, XY Maschio.

Barbara Benedettelli (pubblicato su Il Giornale)

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