Femminicidio: virus letale

Femminicidio: un virus silenzioso, un cancro in metastasi

Il femminicidio è un fenomeno preciso, che non riguarda tutte le morti di donne anche quando a uccidere una donna è il compagno. Questo deve essere chiaro e non sempre lo è.

Ma quando si può davvero parlare di femminicidio?

Ci sono uomini che uccidono le donne a causa dell’incapacità di sopportare il rifiuto, la lontananza, la loro indipendenza. Non sopportano vederle libere e autonome, soprattutto da loro. E allora fissano la coppia, a volte l’intera famiglia, in una rigidità definitiva. Poi, dopo, dicono che non avevano l’intenzione di arrivare a tanto, che hanno ucciso per amore, per gelosia, per una passione così grande da rubare loro la ragione.

Ma un sentimento che genera un comportamento distruttivo non è amore. L’amore non possiede, rende liberi, a costo di lasciare andare l’amato, se questo lo rende felice.

Se in suo nome si materializzano dolore, prigionia, lividi, oppressione, morte, non è amore, è, per dirla con Massimo Troisi, un calesse. L’”amore” che uccide è solo una maschera che ha indossato il male. Un male che non è arrivato da fuori, ma che era già dentro di noi. Sin dal primo momento in cui abbiamo detto: “Ti amo.”

Questo tipo di violenza contro le donne oggi ha un nome. E’ stata ”isolata”, esattamente come si fa con un virus letale. Si chiama femminicidio.

La comunità scientifica ogni volta che un virus colpisce la popolazione lo isola, lo analizza e gli dà un nome che lo distingue da un altro. E’ così che quel virus, e solo quello, è riconosciuto da tutti.

Ogni virus ha caratteristiche proprie, sia per quanto riguarda la complessità degli organismi, sia per quanto riguarda la velocità e la forma di propagazione, i sintomi, l’evoluzione, la durata del contagio, la provenienza, il numero di morti provocati ogni anno, l’incidenza dei morti sul numero di malati, la capacità di trasmissione e il tempo d’incubazione.

Una volta che un virus è stato isolato e nominato, la comunità scientifica si mette al lavoro per trovare un vaccino e una cura. I cittadini sono invitati a prendere precauzione e i contagiati vengono messi in quarantena.

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Ecco, la stessa cosa è avvenuta per quella forma di violenza che è stata riconosciuta, isolata e nominata femminicidio: si sviluppa all’interno di una relazione amorosa (una donna uccisa da un delinquente per strada non è femminicidio); perdura nel tempo; è una forma di violenza non sempre avvertita perfino dalle Vittime stesse; non ha a che fare solo con le storie individuali delle persone, perché nasce da un fenomeno anche culturale, ancestrale, difficile da sradicare, secondo il quale la donna è un ‘essere inferiore all’uomo che la possiede.

Ma anche da un’idea distorta di che cosa sia davvero l’amore. E qui non sono solo le donne a morire. Ma questa è un’altra storia, da approfondire.

Il femminicidio non è una categoria giuridica, non è present nel codice penale italiano, ma una categoria criminologica (in  questo caso femicidio) e sociologica. E cioè si realizza anche in assenza di uccisione. Si può parlare di femminicidio ogni volta che a una donna vengono negati: autodeterminazione, autonomia finanziaria, libertà di movimento e di scegliere chi vedere, dove andare, come vestirsi, se avere o non avere un rapporto sessuale. E laddove questi comportamenti sono accettati dalla società e dai governi. 

Nella maggior parte dei casi l’uccisione è stata preceduta da una lunga serie di vessazioni fisiche e psicologiche che annullano la personalità, minano la dignità, negano i diritti fondamentali della persona e durano anche molti anni.

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@bebenedettelli

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