L’ex pm Gherardo Colombo su Il Corriere della Sera, ha fatto un appello per abolire l’ergastolo ostativo. Ovvero quell’ergastolo che si applica a mafiosi, sequestratori, trafficanti di droga e terroristi, che possono avere benefici solo se collaborano con la giustizia.

Come Veronesi prima di lui, Colombo sostanzialmente afferma che dopo venti, trent’anni, una persona è cambiata e in virtù dell’articolo 27 della Costituzione secondo cui “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, deve poter essere valutata da un giudice per ottenere la libertà condizionale.

Ma tendere non equivale a obbligare.

Ci sono reati che sono male in sé e non perché sono proibiti. E per chi li compie non deve esserci scappatoia. Se realizzi il male nel mondo, per dirla con Ennio Flaiano:

“Sei condannato alla pena di vivere. Domanda di grazia respinta.”

Un’ideologia risocializzativa indiscriminata rischia di far cadere il principio di pericolosità sociale: e se non c’è coscienza della pericolosità, non c’è controllo e senza controllo la civiltà muore.

Ora l’ergastolo ostativo, che ha permesso al nostro paese di arginare fenomeni criminali di grande allarme sociale, rischia di essere abolito per interferenza della Corte europea di Strasburgo, secondo la quale violerebbe l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che vieta “trattamenti inumani e degradanti”.

Ma prima dell’articolo 3 viene l’articolo 2, quello sul Diritto alla vita, dal quale si evince che uno Stato può applicare misure drastiche “per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale”.

Allora, da intellettuali, politici, scienziati ed ex magistrati, ci si aspetta che si parli di responsabilità personale, ben chiara proprio nel primo comma dell’articolo 27 della Costituzione, che nessuno cita mai.

Come si legge nella sentenza della corte costituzionale n°12 del 1966 in riferimento al suddetto articolo,

la vera portata del principio rieducativo deve agire in concorso delle altre misure della pena e non può essere inteso in senso esclusivo e assoluto…

E ciò, evidentemente, in considerazione delle altre funzioni della pena che, al di là della prospettiva del miglioramento del reo, sono essenziali alla tutela dei cittadini e dell’ordine giuridico contro la delinquenza, e da cui dipende l’esistenza stessa della vita sociale”.

Ovvero prevenzione e retribuzione.

Una via d’uscita all’ergastolo ostativo che risponde a tutto questo c’è: collaborare con la giustizia per permetterle di smantellare le organizzazioni criminali che attentano alla sicurezza, alla salute e alla vita dei cittadini.

Ma ai ladri di esistenze va impedito di continuare a rubare vite. Così come va impedito di credersi vittime sfuggendo all’enormità delle loro colpe.

Invece c’è chi dalla cella nella quale non è finito per caso, afferma che il carcere ostativo “è la morte che ti leva la vita”, che “applicare la pena dell’ergastolo è il più grande male che un uomo possa commettere nei confronti di un altro uomo”.

Ma la morte che ti leva davvero la vita è quella che le persone le mette sotto terra. E l’unico ergastolo senza grazia è quello ingiusto e innaturale del dolore, al quale sono stati condannati i familiari delle troppe Vittime. E’ questo il solo ergastolo che si deve tendere ad abolire.

Barbara Benedettelli


Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è giornalista, saggista, attivista per i diritti delle Vittime di ogni forma di violenza.