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Bergamini è stato ucciso

Si riapre il caso di Donato Bergamini. Il calciatore del Cosenza calcio morto suicida (secondo la prima inchiesta) nel 1989, potrebbe essere stato ucciso. 

Bergamini è stato ucciso? Secondo la terza inchiesta Denis Bergamini sarebbe stato seviziato e soffocato.

Era il tardo pomeriggio del 18 novembre 1989 quando Donato Bergamini, 27enne centrocampista del Cosenza Calcio, si sarebbe suicidato buttandosi sotto un camion in corsa lungo la statale ionica 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico (Cosenza).

Ipotesi smentita nell’ambito della terza inchiesta partita qualche mese fa: Denis sarebbe stato seviziato e soffocato. Da chi, come e perché è ancora mistero.

Le ipotesi fatte nel tempo hanno messo sulla scena del delitto la criminalità comune e organizzata, un Bergamini ignaro corriere della droga e perfino il mercato delle calcio-scommesse clandestine.

Ma per alcuni la soluzione del giallo va cercata in un amore malato: secondo chi indaga la carnefice sarebbe la ex che, possessiva e gelosa, non avrebbe accettato di essere stata lasciata.

La prima autopsia, fatta inspiegabilmente a 50 giorni dal decesso su insistenza dei familiari, aveva già rilevato elementi in grado di smentire la versione del suicidio, avanzata da Isabella Internò, allora 18enne ex-fidanzata del calciatore; e Raffaele Pisano, l’uomo che guidava il Tir.

Entrambi tra gli indagati nella nuova inchiesta per concorso in “omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dalle sevizie”.

Pisano, assolto in appello dall’accusa di omicidio colposo, ha affermato che Bergamini sarebbe stato toccato dal camion a una spalla mentre stava per attraversare la strada, poi trascinato per molti metri sotto le ruote.

Versione che contrasta con quella della Internò, secondo la quale invece si sarebbe “tuffato a pesce” sotto l’autocarro, con la precisa volontà di suicidarsi. Decisione che avrebbe preso dopo averle chiesto di accompagnarlo a Taranto, da dove sarebbe partito per un paese straniero e lontano.

A dire della Internò, voleva scappare da un mondo (quello del calcio) che lo aveva stancato. Ma per il centravanti rossoblu era un periodo d’oro. Aveva appena firmato un contratto milionario ed era ambito da diverse squadre: Fiorentina, Parma, Padova.

“Era l’anno più bello per lui – dice la sorella Donata – si sarebbe dovuto sposare con la sua nuova fidanzata. E pochi giorni prima aveva chiesto di comprare il terreno accanto a casa nostra per poter costruire casa e andare ad abitare con lei”.

Perché suicidarsi?

Secondo i conoscenti Isabella era ossessionata da lui. Alla moglie di un compagno di squadra, dieci giorni prima di quel tragico 18 novembre, avrebbe detto: “Piuttosto che saperlo di un’altra, preferisco che muoia…”.

La possessività era il motivo per il quale lui l’avrebbe lasciata alcuni mesi prima della morte. Perché Denis, che aveva un altro amore, avrebbe chiesto proprio a lei di accompagnarlo, senza valige, senza effetti personali, con pochi soldi, scappando come un ladro dal ritiro della squadra in vista dell’importante partita col Messina?

Secondo il compagno di stanza quel pomeriggio aveva ricevuto una telefonata che lo “turbò moltissimo”. Mezz’ora dopo uscì dal cinema in cui si trovava con la squadra, per incontrare, secondo alcuni testimoni, due uomini e una donna.

L’ipotesi investigativa è che la Internò fosse la mandate, loro gli assassini, complice il camionista che sarebbe passato lentamente sul corpo già senza vita per inscenare il suicidio. Ma una ragazzina di 18 anni può aver architettato tutto questo?

Di certo non è stato un suicidio. Il corpo di Denis parla chiaro: le ferite da schiacciamento erano presenti solo su un fianco. Niente fratture e abrasioni da trascinamento altrove. Scarpe immacolate  (come i vestiti) e ben allacciate; orologio integro e funzionante.

Possibile dopo essere stato trascinato da un Tir per 60 metri?

La nuova inchiesta, grazie alle nuove tecnologie e a nuovi testimoni, riuscirà a risolvere il giallo? A luglio di quest’anno il Cosenza ha ritirato la maglia numero 8 – il numero di Dennis – fino a quando non emergerà la verità. La speranza è di rivederla presto in campo.

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)

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