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David Rossi, suicidio o omicidio?

David Rossi, suicidio o omicidio? Lobby segrete, politica, magistratura, finanza. Poteri forti tra i quali aleggiano gli spettri dell’omertà e della corruzione, come in una spy story in cui non sai mai dove sia la verità.

Questi gli ingredienti della morte di David Rossi, Capo dell’Area Comunicazione del Monte dei Paschi di Siena dal 2006, schiantatosi al suolo il 6 marzo 2013, dopo il volo da una finestra della banca.

E’ caduto dalla finestra del suo ufficio, come agli atti, o da quella del piano superiore, come sostiene la famiglia, dov’erano in corso lavori di ristrutturazione le cui polveri sarebbero compatibili con quelle trovate nelle suole?

Alle 19,30 la porta del suo ufficio era chiusa. Alle 19,43 è piombato nel vuoto. Alle 20,05 la porta era aperta con le luci accese.

Perché aprire la porta prima di lanciarsi nel vuoto? Possibile che fosse salito al piano superiore per incontrare qualcuno con cui ha avuto una colluttazione e che poi lo ha buttato?

Il filmato della telecamera di sorveglianza (l’unica controllata sulla decina presenti) che riprende gli ultimi 3 metri della caduta è eloquente: l’uomo piomba sul selciato di via Dei Rossi come un corpo inerte.

Nessun movimento anche istintivo. E’ rivolto frontalmente al muro, ed è troppo vicino. Si è aggrappato con le mani alla barra di protezione della finestra e lasciato andare o è stato stordito poi trattenuto dalle braccia mentre lo si calava lungo il muro?

E’ questa l’ipotesi della famiglia.

Nella seconda autopsia del 2015 è emerso che l’uomo aveva escoriazioni ed ematomi frontali incompatibili con la caduta che lo ha visto steso sul dorso:

un taglio triangolare alla nuca, che potrebbe essere stato provocato da uno spigolo o un corpo contundente; escoriazioni sul volto, a un ginocchio e su un polso, dove le ferite combaciano con la cassa dell’orologio e il gancio del cinturino, come se fosse stato afferrato; su un avambraccio i segni delle dita di una mano, come in una presa; sulla pancia un grosso ematoma.

Nella prima inchiesta non sono stati fatti esami istologici. Né i tamponi per l’estrazione del Dna sul corpo, i vestiti, i fazzoletti trovati nel cestino con alcune piccole macchie di sangue circolari. Il 2 agosto 2013 il fascicolo è stato chiuso: suicidio.

Dodici giorni dopo, prima che la famiglia presentasse opposizione, importanti reperti sono stati distrutti. Perché?

Secondo Pierluigi Piccini, allora sindaco di Siena, mandato in onda dalle Iene che lo hanno registrato di nascosto, ci sarebbe “una storia parallela” che avrebbe portato alla chiusura veloce del fascicolo:

Un avvocato romano mi ha detto d’indagare su alcune ville tra l’aretino e il mare (…), si facevano festini. Chi ci andava? Anche magistrati sienesi? Maaaah?!

Parole che hanno portato all’apertura di un’indagine da parte della procura di Genova. Ma cosa c’entra tutto questo, se confermato, con Rossi?

La sua morte s’inserisce nel contesto dello Scandalo MPS, dove un “groviglio armonioso” di politica e finanza, come lo chiamavano negli anni del Pci, ha messo in ginocchio risparmiatori e imprese.

Il 15 febbraio 2013 l’arresto di Giuseppe Mussari, ex presidente della banca, di cui il manager era stato braccio destro e amico, lo aveva scosso. Ma a metterlo in crisi è stata la perquisizione della Guardia di Finanza in ufficio e in casa, avvenuta quattro giorni dopo.

Il 28 febbraio, durante una cena con Profumo e un altro dirigente, aveva espresso rammarico per essersi fatto in qualche modo trascinare da Mussari nel “gruppo della birreria”, agli onori della cronaca giudiziaria di quei giorni per alcune intercettazioni che ne rivelavano gli affari segreti.

Il 4 marzo alle 10,13 invia una mail a Fabrizio Viola, allora Ad di MPS: “Stasera mi suicido sul serio, aiutatemi”. Tre ore dopo scrive che vuole contattare i magistrati:

(…) ho lavorato con Piccini, Mussari, Comune, Fondazione, Banca. Magari gli chiarisco parecchie cose (…)”. Viola gli risponde di farlo. Ma Rossi cambia idea.

Il 6 marzo alle 19,02 sente al telefono la moglie per dirle che sarebbe rincasato alle 19,30. Alle 19,43 (il filmato è indietro di 16 minuti) fa un salto nel vuoto che lo uccide dopo un’agonia di 24 minuti, entro i quali nessuno chiama i soccorsi.

La seconda inchiesta è stata chiusa quest’anno: suicidio.

Ma troppe cose non tornano: il video originale sparito; l’orologio che sembra esser stato gettato da una finestra mezz’ora dopo il volo; un uomo nel vicolo che sembra cancellato dal filmato; i biglietti d’addio scritti alla moglie con parole inusuali e sotto costrizione secondo il super perito che collaborò con Falcone e Borsellino; telefonate partite dal suo cellulare dopo la caduta.

Insomma, suicidio imperfetto o omicidio perfetto?

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)

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