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Daniela Santanchè

Daniela Santanchè intervistata da Barbara Benedettelli per “Il Giornale”, 6 aprile 2010 

Il sottosegretario all’Attuazione del programma sprona l’esecutivo: «Possiamo governare senza più disperdere energie Le priorità sono giustizia, federalismo e presidenzialismo. La sinistra illude i giovani con il miraggio del posto fisso»
Mentre preparavo l’intervista al sottosegretario Daniela Santanchè, ho posato lo sguardo su una colonna di libri. I titoli hanno ispirato le domande e qui riporto gli uni e le altre. La incontro alla fine di una campagna elettorale che l’ha vista rientrare al governo e nei suoi occhi noto una luce particolare. «Sento una grande responsabilità verso il presidente del Consiglio e verso la gente», dice con tono appassionato e prosegue, «sento una grande voglia di portare il mio contributo e le mie competenze per migliorare il nostro Paese», e quel «grande» è marcato, sentito, totalizzante, come il suo impegno. La sola domanda che le faccio al di fuori del titolo di un libro è questa: la Pasqua è appena passata, che cos’è per Daniela Santanchè?
«È la ricorrenza in assoluto più importante per la cristianità. È il simbolo della vera fede».
Levy: “Se solo fosse vero”. Davanti a cosa direbbe: se solo fosse vero!
«Vorrei che si potesse tornare a quelle cose della vita con le quali sono cresciute le persone della mia generazione. Le cose semplici, i rapporti sani, oggi così difficili. Ho voglia di normalità!».
Proust: “Alla ricerca del tempo perduto”.C’è nella sua vita un tempo perduto che vorrebbe poter toccare ancora?
«No. Onestamente no. Il mio passato vive nel ricordo. La mia vita è proiettata verso il futuro».
Hesse: “Il coraggio di ogni giorno”. Quanto coraggio ci vuole, ogni giorno, per portare a termine i propri obiettivi?
«Tanto, ma sono ancora più importanti la passione e la tenacia. Gli obiettivi sono come il traguardo: sembra sempre lontano, ma quando ci credi ci arrivi!».
Hitchens: “Consigli a un giovane ribelle”. Lei che ribelle ci è nata, che consigli dà a chi sente la necessità di ribellarsi a ciò che non può accettare?
«Di non smettere mai di accettare l’inaccettabile. Lo dico anche come mamma, è faticoso avere figli ribelli, ma è meraviglioso allo stesso tempo. Bisogna avere sempre la forza e la voglia di cambiare quello che non si vuole e che non ci piace».
Fallaci: “La rabbia e l’orgoglio”. Che cosa le fa più rabbia e di che cosa è più orgogliosa?
«Sono orgogliosa di essere italiana. Quando sento l’inno nazionale mi viene il brivido nella schiena. Sono orgogliosa della mia Patria, la mia Nazione me la sento dentro. Ho un grande senso di appartenenza di cui vado fiera. La rabbia invece la sento salire quando vedo ciò che accade in certe culture, dove le donne sono sopraffatte dalla forza fisica degli uomini e dalla loro moneta».
La Fallaci parlò di “Eurabia”. Ne parlò come qualcosa di negativo. Aveva ragione?
«Tutto quello che ha detto e scritto era vero. Ha ipotizzato uno scenario che non è molto distante da quello che stiamo vivendo. Aveva ragione, purtroppo lo ha detto troppo presto. Ha anticipato i tempi e tanti non potevano capirla. Io l’ho apprezzata da subito».
Fromm: “La rivoluzione della speranza”. Cosa accadrebbe se la nostra società perdesse la speranza nel futuro?
«Sarebbe la fine. Quando si perde la speranza non si sogna e quando non si sogna non c’è più niente».
Foucault: “Il governo di sé e degli altri”. Come governa la propria vita una donna che è madre, imprenditrice e sottosegretario di governo?
«Per quanto riguarda me stessa affronto tutto con grande disciplina e con grande rigore. Nella mia vita non c’è spazio per i tempi morti. Alla politica e al mio nuovo ruolo mi dedico con grande impegno e senso di responsabilità. Adesso che è finita la campagna elettorale e che c’è una tregua dalle cattiverie, dagli insulti e dai veleni, finalmente si può governare il Paese senza disperdere energie. Ci sono tre anni in cui il governo deve avere la possibilità di concentrarsi su quelle riforme fondamentali di cui si parla, ma che non si è ancora riusciti a fare: la riforma della giustizia, quella del federalismo fiscale e quella presidenziale. Una giustizia che funziona migliora la qualità della vita dei cittadini; il federalismo fiscale migliora i servizi perché mette le Regioni nella condizione di avere più risorse da usare sul proprio territorio e premia quelle virtuose; il presidenzialismo dà la possibilità di eleggere il presidente della Repubblica, mentre oggi lo elegge solo una parte del Parlamento. Siamo l’unico Paese in Europa con il bicameralismo perfetto, sprechiamo un’enorme quantità di denaro per mantenere un numero elevatissimo di parlamentari, e non va bene».
Pansa: “La grande bugia”. Qual è la grande bugia su Daniela Santanchè e qual è la grande bugia che si racconta sul nostro Paese?
«La grande bugia su di me è di volermi descrivere sempre come quella glamour con i tacchi a spillo. La più grande bugia che si racconta a questo Paese la racconta il centrosinistra ai giovani, dicendo che possono ancora contare sul posto fisso. Oggi questo governo rimette al centro il merito. Il ministro Gelmini ha fatto una riforma importante per la scuola. Dobbiamo insegnare ai giovani che la flessibilità non deve essere vista come precarietà».
Prestipino: “Realismo e utopia”. Quanto contano l’uno e l’altra nella vita di una nazione?
«Il realismo è fondamentale. La politica si deve scontrare con la realtà delle sue azioni. L’utopia è qualche cosa che domani può essere realtà».
Vespa: “Vincitori e vinti”. Prima è stata vinta, poi è tornata vincitrice. Come si è sentita il giorno in cui è entrata a Montecitorio?
«Il vincitore non è quello che vince sempre, è quello che non è mai sconfitto e io non mi sento di essere mai stata sconfitta. Quando sono entrata a Montecitorio mi batteva forte il cuore per il grande rispetto verso le istituzioni. Per me è stato un momento molto toccante».
Accolta a braccia aperte da molti, ma un gruppetto l’ha fischiata.
«Non ho sentito i fischi. Io non ascolto e non ricordo ciò che non mi interessa».
Prosperi: “Giustizia bendata”. Cosa occorre fare perché la giustizia possa guardarci con occhi sereni?
«Il governo sta mettendo in atto una riforma che possa davvero tenere fede a ciò che c’è scritto in ogni aula di tribunale: “La legge è uguale per tutti”. Trovo che il potere di alcuni magistrati – grazie a Dio una minoranza perché la maggioranza fa bene il proprio lavoro -, discreditando lo Stato, ha fatto un grande male alla giustizia. La gente ha perso la fiducia in essa perché si è resa conto che spesso non c’è equilibrio, è di parte. Invece è un potere fondamentale dello Stato e lo sostiene nel fare in modo che la legge sia applicata. Adesso la certezza della pena non è applicata, il reato di clandestinità – voluto da questo governo – non è applicato da molti magistrati, si dimentica che la giustizia è un bene fondamentale di tutti. Ecco perché la riforma è necessaria».
Berlusconi: “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Davvero?
«L’amore vince su tutto. La sua forza è travolgente, irrefrenabile e inarrestabile. Che sia amore verso un uomo o una donna, per i figli, per la gente o per la propria nazione, quando ami nessuno ti può fermare, e Berlusconi ne è la dimostrazione vivente».

 

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