Suicidio, davvero l’emulazione aumenta i casi?

Un giovane di 28 anni senza lavoro si ammazza, un imprenditore si butta dal sesto piano perché la banca non rinnova il fido, un negoziante s’impicca nel suo negozio, un altro si brucia vivo. 

Un bollettino di guerra che aumenta di giorno in giorno e che, con la scusa del rischio emulazione, passa nel silenzio.

Eppure la maggior parte dei suicidi avviene proprio quando quel silenzio è così forte da fare male alle orecchie. E’ proprio lì, nel silenzio, che la solitudine aumenta insieme alla depressione. 

E la depressione può uccidere se non riconosciuta, se non curata, se non se ne individuano le cause, se chi ne soffre viene abbandonato da chi lo circonda e da uno Stato che quella depressione l’ha causata con le sue scelte sbagliate.

Ma il suicidio non è mai una soluzione. E’ un atto senza replay. Una pugnalata a chi ci ama. Uno schiaffo a chi la vita la perde senza volerlo perché una malattia o un nostro simile gliela porta via. 

Mi dispiace dirlo, ma devo farlo: chi si uccide non è un eroe che muore nell’atto di una protesta estrema, di cui, tra l’altro, tutti si dimenticano dopo il clamore iniziale.

La vera sfida è non mollare

La vita non vale meno di una cartella di Equitalia, di un fido in banca che non arriva, di un debito anche ingente. 

E’ più coraggioso chi chiede aiuto, mettendo da parte l’orgoglio, ma dando a se stesso e alla propria famiglia altre possibilità che la morte non dà più.

Togliersi la vita è darla vinta a chi ci sfrutta o ci usa o ci umilia o ci rende impossibile realizzare la nostra individualità. A chi calpesta la nostra dignità. Dobbiamo reagire vivendo! E obbligando la politica, e chi ci è vicino, ad assumersi le proprie responsabilità.

Barbara Benedettelli

@bbenedettell

Il suicidio non è la soluzione 1

Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli è giornalista, saggista, attivista per i diritti delle Vittime di ogni forma di violenza.