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Aids, epidemia dolosa

Aids, epidemia dolosa e lesioni gravissime il capo d’accusa per Valentino Talluto. Richiesta di giudizio abbreviato respinta.

Ergastolo, e 2 anni di isolamento diurno “per non aver mai mostrato pentimento, per non aver mai collaborato”, la condanna che chiede la pm Elena Neri per il trentaduenne.

Secondo la Procura un uomo malvagio, capace di infettare volontariamente di Hiv decine di donne, tra le quali una 14enne alla prima esperienza.

La perizia ha accertato il ceppo virale, identico per le 30 partner contagiate, un bambino la cui madre aveva avuto una relazione con l’uomo mentre era incinta e due uomini infettati indirettamente dalle compagne, che non sapevano di avere contratto il virus.

Sono 57 i testimoni al processo tra chi è diventato sieropositivo e chi no. Ma le vittime potrebbero essere di più: dal 2006 al 2015, quando è stato arrestato, Talluto avrebbe avuto centinaia di rapporti sessuali non protetti.

Oggi l’aspettativa di vita per chi è positivo al virus è elevata. Ma l’Hiv diventa presto il letale Aids se non si intraprende la terapia. E Talluto non avrebbe mai collaborato per risalire a tutte le sue partner:

Non ci ha mai aiutato, non ci hai mai detto i cognomi dei nomi memorizzati sul suo cellulare. Non sapremo mai l’esatto numero delle persone che ha contagiato”.

Una strage sociale secondo Irma Conti, difensore di 17 parti civili tra donne e uomini.

Quello che i media hanno ribattezzato l’Untore di Roma, secondo l’avvocato Conti avrebbe operato con lucida e determinata pianificazione:

Ha cercato le vittime tramite chat, tramite amicizie comuni, ha creato le condizioni per conquistare oltre al loro cuore anche la loro fiducia, presentandosi come una persona sana, un donatore di sangue”, selezionando le donne più deboli e suggestionabili.

Facebook, Badoo, Netlog e uno pseudonimo: Harty Style. E’ così che adescava le donne tra i venti e i quarant’anni che secondo l’accusa infettava di proposito.

Mi ha morsa per contagiarmi”, dice una delle vittime. “Vale, dimmi la verità: sei sieropositivo?“, gli ha chiesto un’altra alla quale l’uomo ha mostrato un certificato falso per dimostrare di non esserlo.

La madre tossicodipendente di Talluto è morta proprio di Aids quando lui aveva 4 anni. Ce ne sono voluti quindici per scoprire la verità.

Avrebbe avuto 22 anni, secondo la sua testimonianza, quando ha saputo di essere sieropostivo. Un motivo sufficiente per odiare le donne in quanto tali e violentare la loro vita con un contagio premeditato?

Sono allergico al lattice”, diceva.

Fino a quando una delle sue partner, infettata, ha avuto il coraggio di denunciare facendo partire un’indagine che ha mostrato un oceano di dolore. Ma anche di discriminazione:

Ci sono colleghi che avevano paura di lavorare con me, anche se mi conoscevano da anni. C’è una emarginazione che ti sotterra”, dice in tribunale una delle vittime.

Ancora oggi lo stigma è forte, nonostante i passi avanti anche culturali, cominciati con il gesto di Lady Diana che nel 1987, durante l’apertura dell’unità a sostegno dei malati di Aids dell’ospedale Middlesex di Londra, si fece fotografare mentre stringeva la mano ai pazienti.

Il contagio non avviene con una stretta di mano, un abbraccio, un bacio sulla guancia, ma con il contatto diretto di sangue e mucose. E non sono a rischio solo omosessuali e tossicodipendenti, lo è chiunque.

L’84,1% delle diagnosi di infezione è attribuibile a rapporti sessuali senza protezione, sia omo che etero.

In Italia una media di 11 persone al giorno contrae il virus. Ed è in crescita il numero di coloro che scoprono di essere malati solo quando il virus diventa Aids.

Allora questa tragedia dovrebbe portare le istituzioni a mettere in atto una massiccia campagna di sensibilizzazione. Se tutto tace i vari Valentino possono agire indisturbati.

E anche le vittime, non informate, possono seminare involontariamente disperazione e morte.

di Barbara Benedettelli (pubblicato sul settimanale Spy)

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