Raval è un libro molto poco “politically correct”, come ultimamente si suol dire. Non lo sono i suoi temi – violenza sessuale, bellezza, invidia, bullismo – né i modi in cui vengono trattati; non lo sono i suoi personaggi, non lo è il linguaggio e lo stile narrativo. Nel libro i fatti succedono e basta, e i personaggi sono personaggi anche quando sono cattivi.

Non ci sono scusanti e schermature, la vita reale passa e invade la storia, pienamente. Nessuna retorica, nessun velo a coprire responsabilità, comportamenti e colpe. In Raval i bambini non sono innocenti creature buone per definizione, ma attori pienamente capaci di decidere, e di decidere anche il Male.

In Raval l’invidia è il sentimento che ciascuno di noi ha provato nella vita, nonostante la riluttanza nell’ammetterlo. In Raval la bellezza è finalmente il bene più voluto, ambito e desiderato, il valore sociale da tutti osannato, alla faccia di chi ci crede davvero quando ripete ai brutti che “l’importante è essere belli dentro.”

In Raval la violenza sessuale, nei confronti delle donne e soprattutto degli uomini, ha finalmente la frequenza e l’incidenza di cui parlano le statistiche, anche quando si preferisce far finta di non sapere, di non vedere: perché se è ancora difficile per una donna denunciare uno stupro, nonostante i tempi più maturi, immaginiamoci quanto possa esserlo per un uomo, che vede oltre tutto minata la propria identità sessuale di genere, dopo che è stato “trattato” e usato come una donna.

Il libro è un invito a riflettere sulle cause scatenanti il bullismo, sulle loro conseguenze quando se ne sminuiscono gli effetti e le sedimentazioni; è un invito a lasciare andare la retorica ipocrita dei falsi buonismi, che in una società modellata sulla bellezza pretende poi, quasi vergognandosene, di convincere chi della bellezza non è dotato che la stessa non conti, ignorando il seme dell’odio che può essere piantato dal sentimento feroce dell’invidia.

Sono temi attuali, feroci, che lasciano giornalmente una scia di dolore sulle testate giornalistiche, e che spesso vengono invece trattate e ridotte alla stregua di ragazzate, cose normali, dover crescere.

Protagonista assoluta di questo romanzo è la bellezza. E poi l’invidia che la bellezza genera. E il male che da questa può venire. Solo dopo vengono Raval e Ester. Che sono bellissimi, e che con la bellezza e l’invidia hanno a che fare da sempre. Questo dono così poco meritato viene a posarsi su due anime inquiete, ognuna delle quali, per un suo percorso di vita, pagherà un conto altissimo dell’averne beneficiato. Una storia sulla bellezza vissuta non come gioia, ma come elemento potenzialmente pericoloso e portatore di dolore.

Raval, figlio di italiani emigrati in Argentina e rientrati in Italia, diverso e straniero nel nome, nel paese, nella lingua e nell’anima, colpevole di essere l’oggetto inconsapevole di desiderio della parte femminile del paese, conoscerà l’emarginazione, la violenza e il peggiore abuso ad opera dei suoi stessi “amici”. Il conto da pagare sarà una vita spezzata irrimediabilmente, l’affettività e la sessualità traumatizzata ed annientata che lo porterà a scappare da sé e dal mondo.

Ester, intelligente ed altera, cresciuta in una realtà che le va presto stretta, sarà vittima della peggiore invidia, della solitudine e dell’emarginazione. La sua bellezza la renderà prima vittima di soprusi, poi sarà il mezzo che sceglierà e attraverso il quale farsi strada. Quando però scoprirà che non le basta e l’ultima terribile delusione la metterà a terra, facendole compiere un gesto drammatico, la sua  bellezza diverrà il nemico dal quale scappare, fuggire, nascondersi.

Entrambi soli e feriti si trovano e si ritrovano nel paese natale di lui. Raval ci è tornato per cercare di rimettere insieme i pezzi della sua esistenza che proprio lì si è spezzata, Ester ci si è rifugiata certa di non correre alcun rischio di incappare in ciò che le ricordi la sua vita di prima. Uguali e diversissimi si attrarranno irrimediabilmente. Il destino  e il tempo regoleranno conti ed esistenze, ridonando finalmente ad entrambi la possibilità di donarsi vicendevolmente senza timori.

Chimena Palmieri

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